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Rigetto richiesta di protezione internazionale

Rigetto richiesta di protezione internazionale

 

In caso di esito negativo della domanda di protezione internazionale è possibile presentare istanza di riesame.

La richiesta si può fare solo nel caso in cui ricorrano elementi nuovi o documenti prima non reperibili.

Sebbene la normativa lo preveda esplicitamente solo per chi sia trattenuto è possibile comunque inviare richiesta di riesame alla Commissione che ha esaminato la domanda, qualora si ritenga che elementi importanti non siano stati esaminati o siano sopraggiunti in seguito. E’ necessario comunque fare ricorso per poter permanere in Italia.

Ricorso contro il rigetto della domanda di protezione internazionale

Il ricorso si presenta presso il Tribunale ordinario. Il Tribunale competente è quello che ha sede nel capoluogo del distretto della Corte d’appello in cui ha sede la Commissione Territoriale.

Il ricorso sospende l’espulsione, ma le recenti modifiche normative prevedono numerose eccezioni:
- chi ha avuto il diniego in seguito all’audizione alla quale non si era presentato;
- il richiedente la cui domanda è stata rigettata per manifesta infondatezza;
- chi è stato inviato ai CARA perché irregolarmente presente o ai CIE.

Il ricorrente può chiedere al Tribunale, contestualmente al deposito del ricorso, la sospensione del provvedimento per gravi e fondati motivi.

I termini per il ricorso previsti dalla legge sono 30 giorni. In seguito al ricorso la legge dispone che sia rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo.

Per i richiedenti trattenuti in CIE o nei CARA i tempi per il ricorso sono fissati in 15 giorni.

Il ricorrente ha diritti, se sussistono i requisiti di reddito, al gratuito patrocinio a spese dello stato. Il reddito può essere autocertificato, senza ricorrere alla documentazione che di norma deve essere richiesta all’ambasciata del paese di origine.

Il ricorso può essere fatto anche in caso di provvedimento di revoca o cessazione dello status.

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