Lo stop della Cassazione all’aiutino dei nonni?

Lo stop della Cassazione all’aiuto dei nonni?

In una recente ordinanza del 2 maggio 2018 la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un genitore.

 

Con tale ricorso il genitore, a fronte dell’inadempimento dell’altro, chiedeva ai nonni un contributo per il mantenimento della prole.

L’azione era stata proposta ai sensi dell’art. 433 c.c., che contempla il diritto agli alimenti di chi versa in stato di bisogno.

Pertanto, tale ordinanza non ha nulla a che vedere con quanto disposto dall’art. 316 bis c.c..

Tale norma infatti prevede a carico degli ascendenti un preciso obbligo di intervenire.

Gli ascendenti debbono fornire i mezzi sufficienti ai genitori che non sia in grado di provvedere al mantenimento della prole.

Trattasi anche in questo caso di una obbligazione sussidiaria e subordinata a quella dei genitori, tuttavia i presupposti sono diversi.

Nel caso contemplato dall’art. 433 c.c. ci troviamo di fronte ad un obbligo in primo luogo condizionato dall’esistenza di precisi presupposti.

Infatti è richiesto in primo luogo lo stato di bisogno dei genitori che dovrebbero provvedere.

In secondo luogo il contenuto dell’obbligazione è più ristretto rispetto a quello contemplato dall’art. 316 bis c.c. .

L’obbligazione ex art. 316 bis contempla il mantenimento della prole, che come è noto include, non solo l’obbligo alimentare, ma anche quello all’istruzione ed educazione della prole.

Appare evidente pertanto che nessuno stop all’aiutino dei nonni è stato posto dall’ordinanza in esame.

L’ordinanza in commento ha solo chiariti i limiti dell’obbligo alimentare dei nonni.

Obbligo che può sussistere solo se sono assenti altri soggetti obbligati, in primo luogo i genitori, o se quest’ultimi versano in stato di bisogno.

Nell’ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità del ricorso introduttivo, la Corte ha precisato che il coniuge richiedente era nelle condizioni di poter provvedere da solo alla prole.

Pertanto, non ricorrevano i presupposti per il riconoscimento dell’obbligazione alimentare a carico dei nonni.

Trattasi di una ipotesi del tutto diversa da quella già trattata nel sito:

Nonni: obbligo di mantenimento nipoti

Resta sempre possibile quindi chiedere l’intervento dei nonni ex art. 316 bis c.c. nel caso in cui uno dei coniugi, non solo non possa, ma non voglia provvedere al mantenimento dei figli.

Nessuno stop dell Cassazione quindi all’aiutino dei nonni fondato sull’art. 316 bis c.c..

Ovviamente il genitore che richiede tale aiuto deve avere una situazione economica che non gli consenta di poter provvedere da solo al soddisfacimento dei bisogni del minore, configurandosi sempre l’azione ex art. 316 bis come una azione sussidiaria.

Avv. Filomena Iervolino

 

Prima casa: come difenderla

Prima Casa: come difenderla

Come può il consumatore difendere l’acquisto della prima casa, se non è più in grado di

pagare le rate del mutuo alla Banca?

 La risposta sembra complicata.

In realtà la prima cosa che deve fare un cittadino è informarsi adeguatamente.

Le regole contenute in un contratto di mutuo sembrano incomprensibili, e chi non è a conoscenza della disciplina bancaria, si sente inerme e neppure in grado di capire se abbia o meno subito un torto.

In realtà l’unica arma, e di certo la non meno efficace, di cui dispone il cittadino, è la conoscenza.

Pertanto, sebbene si tratti di una tematica molto complessa, il cittadino può acquisire gli elementi necessari a comprendere se il mutuo stipulato per l’acquisto della prima casa, è un mutuo valido e conforme a legge, oppure no.

Si tratta di una indagine molto simile a quella che fa il medico sul paziente.

Il dottore conosce i sintomi per poi risalire dai sintomi alla individuazione della malattia che ha colpito il paziente.

Quindi il cittadino deve conoscere i sintomi del proprio contratto di mutuo, per poter comprendere se sia effettivamente malato e quindi invalido, e/o nullo.

Ecco cosa verificare per scoprire se il mutuo stipulato per l’acquisto della prima casa è valido:

1.La primissima indicazione il consumatore la ricava dalla data di stipula del mutuo.

Si tratta di un mutuo stipulato nel 2001,2002, 2003 o 2004 ? E’ molto probabile che tale mutuo sia nullo.

2. Altra verifica da fare è il tipo di mutuo che il consumatore ha stipulato.

Nella parte finale del contratto di mutuo, stipulato innanzi al notaio, di cui il notaio rilascia copia al consumatore, esiste una scheda di sintesi che fornisce indicazioni sul tipo di mutuo stipulato. Se su tale scheda leggete la parola “mutuo fondiario”, avete individuato un altro elemento indicativo della invalidità dell’atto.

3. Occorre poi conoscere la somma corrisposta dalla Banca per l’acquisto della prima casa e il prezzo pagato.

La Banca infatti non può erogare una somma superiore o pari al prezzo di acquisto della prima casa se il mutuo è qualificabile come mutuo fondiario.

4. Altra verifica concerne l’entità degli interessi da corrispondere.

In questo caso la verifica è più complessa, e non può essere effettuata dal cittadino, in quanto occorre la perizia di un tecnico. Tuttavia, se leggendo il contratto, il cittadino si rende conto che sono stati previsti degli interessi di mora è probabile che il mutuo presenti un altro sintomo rilevante della sua invalidità.

Da queste prime verifiche il cittadino può ricavare elementi utili per stabilire se è o meno necessario approfondire la questione.

 

Se i sintomi esistono tutti, i vantaggi del cittadino in caso di effettiva esistenza anche della malattia, sono molteplici.

In primo luogo si potrebbe arrestare una procedura esecutiva in corso avente ad oggetto il pignoramento dell’immobile.

In secondo luogo si potrebbe ottenere la pronuncia di usurarietà degli interessi pattuiti, cosìcché il contratto di mutuo risulterebbe gratuito.

Il cittadino potrebbe imputare a capitale tutto quanto corrisposto alla Banca. Conseguentemente sarà tenuto a restituire solo il capitale ricevuto, senza dover corrispondere, nè interessi corrispettivi, nè interessi di mora.

In terzo luogo, potrebbe ottenere la riduzione della ipoteca sulla prima casa, laddove abbia provveduto già al pagamento della quinta parte di quanto dovuto.

Tutto ciò solo a titolo esemplificativo, in quanto è lo studio del caso concreto che può suggerire una difesa più o meno incisiva.

Il cittadino però non è privo di tutela, deve solo agire, informarsi, e la possibilità di difesa esiste.

Una volta individuati i vizi del contratto di mutuo, il cittadino- consumatore può giudizialmente contestare la validità del mutuo. Tuttavia la fase giudiziale, temuta e  malvista per la sua farraginosità e lunghezza, è il secondo momento.

Per legge le controversie bancarie devono essere precedute dalla mediazione. Ebbene in questa sede, il cittadino può far valere le contestazioni nei confronti della Banca e sperare di giungere ad un accordo che componga armonicamente gli interessi personali con quelli legittimi dell’Organismo finanziatore, scongiurando la fase giudiziale.

Tuttavia laddove il ricorso all’autorità giudiziaria fosse inevitabile, il cittadino consumatore che non abbia mezzi sufficienti per farsi assistere da un legale, potrà chiedere il ricorso al Patrocinio a Spese dello Stato .

Quindi difendersi è possibile anche per le persone prive di un reddito o con un reddito, dell’intero nucleo familiare, al di sotto dell’importo annuo di €. 11.400,00 circa.

Presso gli Ordini degli Avvocati, distribuiti su tutto il territorio nazionale, è possibile accedere ad un elenco che consente di individuare il professionista competente a garantire assistenza tecnica alle persone non abbienti, sia nella fase di mediazione che in quella giudiziale.

 Avv. Filomena Iervolino

 

Diniego di omologa di separazione consensuale

Diniego di omologa separazione consensuale

Una indebita ingerenza nei diritti dei coniugi

Questo articolo riporta uno stralcio di un reclamo alla Corte di Appello di Napoli avverso  provvedimento di diniego di omologa di separazione consensuale. La questione ha una sua rilevanza perchè a parere della scrivente negare l’omologa di una separazione consensuale solo per la previsione di trasferimenti immobiliare lede il diritto e la libertà dei coniugi di separarsi alle proprie condizioni. Buona lettura.

“Con ricorso depositato innanzi al Tribunale di omissis, i coniugi M. e D.proponevano ricorso congiunto per ottenere la omologa dell’accordo di separazione consensuale. La I Sezione del Tribunale di omissis con decreto del 12/02/2018, comunicato in pari data al procuratore costituito, negava l’omologa dell’accordo di separazione consensuale rigettando il ricorso depositato dai coniugi.  Il Tribunale di ……. emetteva provvedimento di diniego dell’omologa dell’accordo di separazione consensuale in quanto in tale accordo erano contemplati atti dispositivi relativi a beni immobili.

Il Tribunale di Benevento adduceva quali ragioni del rigetto del ricorso varie motivazioni fondate sul fatto che tali atti dispositivi non possono essere contenuti negli accordi di separazione consensuale perché:

  1. non vi sarebbe la possibilità di individuare un soggetto che sia tenuto ad effettuare, controlli, che negli atti tra vivi, è chiamato ad eseguire il notaio;
  2. il provvedimento giurisdizionale avente ad oggetto il trasferimento del diritto reale non può essere equiparato all’atto pubblico redatto dal notaio;
  3. possono configurarsi elusioni al regime fiscale per il differente regime di tassazione degli atti pubblici rispetto agli importi dovuti a titolo di contributo unificato;
  4. l’obbligo del cancelliere di curare la trascrizione determina se violato una mera sanzione pecuniaria e non una responsabilità ex art. 2671 c.c.
  5. non vi sarebbe alcuna disposizione che attribuisca al magistrato la prerogativa ed il potere di accertare l’identità delle parti, la relativa legittimazione a disporre, l’adeguatezza delle dichiarazione alle normative vigenti, l’effettiva titolarità del bene e la sua libertà da ipoteche o vincoli….o la conformità catastale, in quanto il magistrato non sarebbe un pubblico ufficiale con poteri certificativi;
  6. non vi sarebbe alcuna disposizione che attribuisca al magistrato la prerogativa ed il potere di effettuare il controllo di legalità come invece espressamente stabilito dalla legge notarile;

tutte le ragioni sopra riassunte dal Tribunale sono ritenute dallo scrivente prive di fondamento, pertanto per le ragioni che si espongono di segutio.

In ordine al fatto che gli atti dispositivi relativi ai beni immobili non possono essere contenuti negli accordi di separazione consensuale.

Per lungo tempo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha come è noto recepito la distinzione tra contenuto necessario e contenuto eventuale negli accordi di separazione. Nel primo dovendo ricomprendersi il consenso reciproco a vivere separati, l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa familiare in funzione del preminente interesse della prole e la previsione di assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi in favore dell’altro, ove ne ricorrano i presupposti.

Nel secondo andrebbero invece ricompresi i patti che trovino solo occasione nella separazione, costituiti da accordi patrimoniali del tutto autonomi che i coniugi concludono in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata.

Detta distinzione è stata rivisitata dalla Corte Suprema che a partire dalla decisone della Cass. n. 15231/2001, confermata da altre successive decisioni, ha riconosciuto l’applicabilità dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987 “a tutti gli atti e convenzioni che i coniugi pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti allo scioglimento del matrimonio o alla separazione personale, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all’uno o all’altro coniuge“, (cfr., tra le altre, Cass. 22 maggio 2002, n. 7493; Cass. 28 ottobre 2003, n. 16171) o anche in favore dei figli (più di recente cfr. Cass. 17 gennaio 2014, n. 860).

Tali orientamenti della Corte di Cassazione sono stati, non solo ribaditi, ma rafforzati da due recenti sentenze della Corte di Cassazione (Cass. 2111/2016; Cass. 3111/2016), che hanno posto in evidenza come, nel mutato quadro normativo, gli atti che contemplano trasferimenti immobiliari tra coniugi, nell’ambito della separazione ed il divorzio, sono funzionali alla risoluzione della crisi familiare e alla composizione bonaria della vicenda coniugale, pertanto debbono considerarsi meritevoli di tutela.

E’ pacificamente ritenuto  in giurisprudenza che in sede di separazione, così’ come di divorzio, le parti possano raggiungere validamente accordi di natura patrimoniale, giungendo anche ad effettuare trasferimenti immobiliari, dovendosi a tali accordi, rientranti nella categoria dei contratti atipici, riconoscersi meritevolezza di tutela ( art. 1322 cc), poiché finalizzati a dare compiutezza al regolamento dei rapporti patrimoniali di persone, già legate da vincoli di comunione di vita, anche dopo la dissoluzione di questa e assicurare alle stesse maggiore serenità di rapporti personali” (cfr Cass. n.12110/1992- Cass.n. 9034/1997 e Cass. n.4306/1997).

Inoltre le pronunzie citate (Cass. 2111/2016; Cass. 3111/2016) sottolineano come tale interpretazione si collochi nel solco tracciato dalla declaratoria d’illegittimità costituzionale dell’art. 19 della L. n. 74/1987, operata dalla Corte Costituzionale (sentenza del 10 maggio 1999, n. 154), “nella parte in cui non estende l’esenzione in esso prevista a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi”.

Alla luce delle recenti pronunzie della Corte di Cassazione si deve quindi segnalare la volontà di attribuire rilevanza a tutti gli atti posti in essere nel corso della separazione e del divorzio, il che induce a ritenere che la distinzione tra contenuto necessario e contenuto eventuale degli accordi di separazione ( pretestuosa, e costruita a tavolino dall’ Amministrazione Finanziaria, ad avviso della presente difesa, al solo fine di impedire l’applicazione del regime di esenzione fiscale stabilito dalla legge) debba considerarsi  superata; Pertanto, si ritiene che, ogni atto, anche se dispositivo, debba essere considerato contenuto essenziale della separazione o del divorzio, se funzionale alla risoluzione della crisi coniugale.

Infatti, non va dimenticato che, a volte, quello che veniva tradizionalmente indicato come contenuto “necessario” della separazione, si trova inscindibilmente collegato con la parte ritenuta “eventuale” dell’accordo di separazione.

Non è raro infatti che i coniugi di una famiglia monoreddito, in sede di separazione, decidano di contribuire al mantenimento del coniuge più debole, attraverso l’attribuzione al medesimo di beni immobili, al fine di impedire che la insussistenza di reddito del coniuge più debole, esautori l’unica fonte di sussistenza della famiglia, in danno della prole e della stessa sopravvivenza del coniuge più debole.

E’ quanto accaduto nella separazione tra i coniugi innanzi citata.

La sig.ra D. è un insegnate e gode pertanto di un reddito; il sig. M. nel corso della vita matrimoniale ha sempre svolto lavori saltuari e precari, non godendo di un titolo di studio che lo agevolasse nella ricerca di un lavoro nell’epocale crisi economica degli ultimi anni.

Nel corso della vita matrimoniale i coniugi, con il contributo del proprio lavoro, sebbene ciascuno in proporzione alle proprie sostanze, erano riusciti ad acquistare due immobili e cioè la casa ove avevano stabilito la propria residenza familiare ed una casa al mare .

All’atto della separazione, i coniugi concordano di dividere gli immobili caduti in comunione nel seguente modo : la casa al mare, più piccola, viene ceduta in via esclusiva al sig. M. (attraverso la cessione al medesimo del 50% della quota di pertinenza della moglie) e la casa più grande, residenza della famiglia, di maggior valore, viene ceduta alla sig.ra D. (attraverso la cessione alla medesima, del 50% della quota di pertinenza del marito) . Il maggior valore della quota conferita alla sig.ra D., viene considerata come una modalità di contribuzione del coniuge più debole al mantenimento della prole (due figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti) in considerazione del fatto che la sig.ra D., in assenza di un reddito dell’altro genitore, si è assunta l’onere economico del sostentamento dei figli.

Nell’intento dei coniugi vi è la volontà di impedire che la separazione possa determinare un tracollo economico dell’intera famiglia, a danno di tutti. Infatti la previsione di un obbligo di mantenimento dell’unica persona percettrice di reddito in favore dell’altro coniuge, più debole, avrebbe determinato la diminuzione di risorse da destinare al mantenimento della prole; così come l’imporre al coniuge più debole la contribuzione al mantenimento dei figli, in assenza di un reddito, avrebbe gettato quest’ultimo nello sconforto e frustrato la sua volontà di trovare un lavoro alla non più tenera età di 53 anni.

La divisione dei beni, nel modo concordato dai coniugi, salva la pace familiare perché cerca di contemperare tutte le esigenze dei membri della famiglia.

In primo luogo, ciascun coniuge avrà una casa, e quindi un luogo in cui ricostruire una nuova stabilità, solo al fine di contribuire ulteriormente al sostentamento della famiglia seppure nell’ambito di una separazione.

Nel ricorso infatti il coniuge più debole, cede comunque una quota maggiore dei beni caduti in comunione, quale contribuzione al mantenimento della prole, si garantisce le basi per poter continuare a contribuire (una casa in cui vivere), una volta superato il periodo difficile, e si impegna a tale contribuzione nel momento stesso in cui risultasse percettore di un reddito.

La sig.ra D. in quanto percettrice di reddito può destinare le proprie risorse al mantenimento di sé e dei figli, senza dover contribuire al mantenimento dell’altro coniuge “più debole”, e può disporre di un immobile che, in quanto divisibile, può essere in parte venduto per consentirle di adempiere gli oneri economici assunti in sede di separazione nei confronti della prole, laddove non risultasse sufficiente, a tal fine, il reddito percepito.

Tutte le esigenze della famiglia vengono contemperate nel quadro di una visione solidaristica che non lascia indietro nessuno.

Tuttavia tale contemperamento di opposte esigenze non può essere realizzato senza la previsione di atti dispositivi dei beni caduti in comunione, e quindi giustamente i coniugi si sono opposti a tener separati i due atti: quello concernente la loro volontà di separarsi e quello concernente il trasferimento dei beni, perché entrambi gli atti sono funzionali alla risoluzione pacifica della crisi familiare ed inscindibilmente tra loro collegati.

Il suggerimento ricevuto dalle parti di modificare il proprio accordo per sostituire un atto dispositivo con un atto avente contenuto meramente obbligatorio, al sol fine di ottenere l’omologa della separazione consensuale, è stato recepito dai coniugi come una indebita ingerenza dell’autorità giudiziaria in un accordo che era ed è ritenuto dalle parti l’unica forma di composizione della crisi coniugale.

Infatti, i coniugi hanno esternato anche la loro difficoltà di fronteggiare la non modica spesa richiesta per stipula di un atto innanzi al notaio, e la ingiustizia che ne consegue di rendere accessibile una composizione bonaria della crisi coniugale solo a chi ha mezzi economici sufficienti.

Ma vi è di più.

L’esclusione degli atti dispositivi dagli accordi in sede di separazione vanificherebbe anche il disposto dell’art. 19 della L. n. 74/1987 che prevede una esenzione fiscale a vantaggio dei coniugi separandi, in netto contrasto con il contenuto della sentenza additiva della  Corte costituzionale (sent. del 10 maggio 1999, n. 154) che ha contemplato l’estensione dell’esenzione , “a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi”.

Si sottolinea poi come il Tribunale di ……….abbia escluso che possano costituire oggetto di separazione unicamente gli atti dispositivi del patrimonio dei coniugi e non quelli meramente obbligatori, il che fa intendere che l’aspetto patrimoniale può esser parte degli accordi di separazione ma solo nella forma di mera assunzione di obblighi. Tale conclusione appare incongruente: o il patrimonio entra e fa parte degli accordi tra coniugi, o ne è escluso, condizionare la sua presenza alla natura dell’atto che lo concerne, corrobora l’idea, della presente difesa, che l’intento finale sia quello di rendere inapplicabile il regime di esenzione fiscale contemplato dalla legge.

La Suprema Corte, ha affermato infatti con chiarezza la natura di atto pubblico del verbale di separazione consensuale, con riferimento agli accordi di trasferimenti immobiliari che in tali verbali siano contenuti, dal momento che il relativo verbale è redatto dal cancelliere con compimento di attività certificativa quale pubblico ufficiale, sicché esso costituisce atto pubblico direttamente trascrivibile, dopo l’omologa che lo rende efficace (cfr Cass. n. 4306/97 e Cass. n. 9389/2007). Quindi, quanto sostenuto dal Tribunale pare smentito dalla Cassazione che individua nel cancelliere il pubblico ufficiale con poteri certificativi e, nel verbale di separazione consensuale, l’atto pubblico necessario quale forma richiesta ai fini della trascrivibilità del trasferimento immobiliare.

D’altronde l’esistenza di tali poteri certificativi nella figura del cancelliere è riconosciuta dallo stesso Tribunale, laddove riferisce che “l’obbligo del Cancelliere di curare la trascrizione deriva da una norma fiscale (art. 6 T.U. imposte ipotecarie e catastali)”. Infatti è inimmaginabile che lo Stato ponga a carico di un determinato soggetto un preciso obbligo, senza munirlo dei poteri necessari per l’attuazione del medesimo ( dei poteri certificativi appunto).

Inoltre proprio con rifermento all’art. 2671 c.c., che secondo il Tribunale non troverebbe applicazione nei confronti del cancelliere, è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale che conferma l’esistenza in capo al cancelliere di poteri certificativi ai fini della trascrizione di atti (sentenza, verbale di separazione consensuale) che contemplano trasferimenti immobiliari.

Non è stata ritenuta fondata, dalla Corte Costituzionale con sentenza del 14 maggio 1985 n. 147, – in riferimento agli articoli 3 e 53 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2671 c.c. in relazione all’art. 19 comma 1 l. 25 giugno 1943 n. 540 (ora art. 14 comma 1 d.P.R: 26 ottobre 1972 n. 635), nella parte in cui impongono al cancelliere di richiedere la trascrizione di una sentenza che dispone un trasferimento immobiliare (ed impongono conseguentemente l’assolvimento del correlativo obbligo fiscale) non al momento del passaggio in giudicato della sentenza e quindi allorché il trasferimento diviene operante, bensì al momento della mera pronuncia del provvedimento” così recita la sentenza del 14 maggio 1985 n. 147 della Corte Costituzionale.

Tale sentenza della Corte Costituzionale, lo si ripete, è la prova (ulteriore) del riconoscimento in capo al cancelliere di poteri certificativi proprio finalizzati all’attuazione della trascrizione dei trasferimenti immobiliari.

Pertanto, non è dato capire perché il Tribunale asserisce che non sia individuabile una figura assimilabile ad un pubblico ufficiale con poteri certificativi, pure implicitamente ammettendo che esiste in capo al cancelliere l’obbligo di curare la trascrizione.

Nella parte motiva poi l’attenzione del Tribunale si sposta poi dal cancelliere al magistrato.

Non esisterebbe a dire del Tribunale di……… una norma che obbliga il magistrato a sottoscrivere il verbale avente ad oggetto un trasferimento immobiliare.

Ebbene in ordine a tal punto della motivazione della decisione del Tribunale va precisato quanto segue

Il giudizio di omologazione si traduce in un controllo sulla legittimità delle condizioni pattuite dai coniugi e sulla loro opportunità soprattutto sotto il profilo della conformità all’interesse dei figli..” (Andrioli, Mandrioli C77/69;C71/1619 App. Milano 3-12-1976)

Nel digesto poi si legge che: “il procedimento di separazione consensuale ha la funzione di verificare la conformità dell’accordo agli interessi dei minori e riscontrare che non vi siano patti illeciti o in contrasto con norme imperative o principi di ordine pubblico”( sotto voce Omologazione p. 48).

Ora c’è da chiedersi laddove non sia riscontrabile nell’accordo di separazione la violazione di norme imperative, di regole del buon costume o dell’ordine pubblico, o più genericamente una illeceità dell’accordo, può il Tribunale legittimamente rifiutare l’omologa dell’accordo di separazione?

Dato per assunto che nel caso in esame

  • non vi è la violazione di norme imperative : in quanto, come detto, la giurisprudenza riconosce valore di atto pubblico al verbale di separazione per le ragioni sopra esposte, e quindi appaiono prive di consistenza le motivazione addotte dal Tribunale al riguardo;
  • non risulta essere denunciata dal Tribunale di Benevento la violazione delle regole del buon costume o dell’ordine pubblico; né la violazione degli interessi dei figlli maggiorenni non economicamente autosufficienti,

è da chiedersi se la norma che imponga al magistrato di effettuare il controllo di legalità della separazione non costituisca, essa stessa, norma che fonda il dovere del magistrato di omologare la separazione laddove tale controllo abbia esisto positivo.

La presente difesa è convinta che il Tribunale non poteva legittimamente rifiutare l’omologa dell’accordo di separazione, solo ed esclusivamente, perché in esso venivano operati trasferimenti immobiliari, soprattutto se, come è stato illustrato sopra, tale accordo consentiva la salvaguardia dei diritti fondamentali di tutti i membri della famiglia, costituzionalmente tutelati quale: il diritto ad una vita dignitosa; il diritto di: – preservare l’unità familiare; – garantire e preservare gli interessi della prole al loro mantenimento ed istruzione; offrire ai figli entrambe le figure genitoriali e via dicendo.

Pertanto la volontà di separarsi è così inscindibilmente collegata alla regolamentazione degli interessi economici da non potere essere scissa da quest’ultima .

Stante così le cose è da chiedersi in cosa si concreti il potere di omologa del magistrato, se l’omologa possa essere negata laddove l’accordo di separazione corrisponda agli interessi della famiglia e consenta una definizione bonaria della crisi coniugale preservando l’unità familiare pur in sede di separazione .

La presente difesa ritiene che così come il Magistrato può negare l’omologa ove vi sia la lesione di diritti indisponibili così allo stesso modo non possa negarla ove la non omologazione dell’accordo possa compromettere gli interessi superiori della famiglia quale è l’unità della medesima.

Pertanto non a caso la Corte d’Appello di Milano che si è trovata ad affrontare una fattispecie in molto simile

Si legge sul punto che : “la complessità degli adempimenti che si accompagnano al trasferimento immobiliare, non può costituire elemento di preclusione alla omologabilità degli accordi di separazione….Corte D’Appello di Milano del 12.01.2010.

Orbene nel caso in esame vengono prodotti tutti gli atti richiesti per l’attuazione del trasferimento immobiliare, in particolare viene esibita un’attestazione asseverata di un tecnico abilitato che certifica la regolarità urbanistica degli immobili trasferiti, nonché vengono prodotti tutti gli altri atti richiesti (visure catastali, planimetrie, titoli di proprietà) per una valida trascrizione del trasferimento attuato con il provvedimento di omologa.

Inoltre si fa presente che per quanto concerne l’APE, non sussiste l’obbligo di allegarla nei casi trasferimenti immobiliari che hanno luogo in esecuzione di un accordo di separazione, trattandosi di trasferimenti non a titolo oneroso, ciò in virtù di espressa disposizione legislativa.

Infatti il Dl 63/2013, convertito dalla Legge 90/2013, ha modificato del tutto l’articolo 6 del Dlgs 192/2005, tra le varie novità (oltre alla modifica della denominazione dell’attestato di certificazione energetica in attestato di prestazione energetica: Ape), ha  escluso l’obbligo di allegazione, di consegna e di informativa ( rimanendo solo l’obbligo di dotazione) dell’APE, nei casi in cui il trasferimento immobiliare risulti attuato in sede di verbale di separazione tra coniugi.

La legge cioè stabilisce che se l’ atto traslativo, trova la propria causa ed occasione, nella sistemazione dei rapporti patrimoniali tra coniugi, in conseguenza della crisi del rapporto matrimoniale, appare ragionevole estendere a questi atti la disciplina dettata per gli atti a titolo gratuito, considerato che in genere per tali trasferimenti, come nel caso in esame, non è previsto un corrispettivo.

Quindi si ritiene che non sussistono ragioni perché il trasferimento immobiliare non possa essere contenuto in un accordo di separazione ed per ciò solo escludere l’omologazione dell’accordo di separazione se non sussiste la violazione di diritti indisponibili anzi se con esso si attua il rispetti di diritti fondamentali dell’individuo.

Sopra si è riportato un caso concreto per interrogarsi sul potere di omologa degli accordi di separazione o dei divorzi congiunti.

Ci si chiede sei Il Tribunale possa legittimamente rifiutarsi di omologare un accordo tra i coniugi solo per il fatto di contenere trasferimenti immobiliari”.

Per le ragioni esposte la scrivente ritiene che il Tribunale non possa rifiutare l’omologa e se lo fa la sua decisione è sindacabile.

avv. Filomena Iervolino

 

Tutore volontario per msna

Il Tutore volontario per msna

 

E’ incominciato tutto con un incontro o uno scontro direi.

Mi recavo allo studio come tutti i pomeriggi ed ero immersa nei miei pensieri.

All’incrocio si avvicina un bambino. Vuole vendermi i soliti fazzolettini, ma io neanche mi accorgo di lui.

Il bambino si indispettisce, e in un gesto di rabbia dà un calcio allo specchietto laterale della mia auto.

Io sobbalzo come risvegliata da un sogno, e mi meraviglio del gesto di stizza del bambino.

Rimango frastornata, chiedendomi cosa mai avessi fatto per farlo arrabbiare.

Proseguo la marcia e vado allo studio.

“Un bambino mi ha chiamato ed io non mi sono accorta di lui”, mi sono detta.

Quale era il motivo della sua rabbia? La mia indifferenza?

Che fa un bambino solo per strada, così piccolo a mendicare l’acquisto di fazzoletti?

Dove sono i suoi genitori e perché non mi sono posta queste domande prima di questo evento?

L’evento che ho riferito è accaduto nell’anno 2003, quando ancora non si parlava di immigrazione nei termini in cui se ne parla oggi.

Ma quel bambino, e quel suo gesto, non l’ho più dimenticato.

Poi un giorno nel mese di agosto dello scorso anno, mentre navigavo su internet, ho visto il bando di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati e ho rivisto quel bimbo che mi chiamava di nuovo.

Questa volta però, mi sono accorta di lui.

Non gli risposto con la mia indifferenza e così ho compilato la domanda per diventare un tutore volontario di msna.

Avv. Filomena Iervolino

 

Asilo Politico: ricongiungimento familiare

Asilo Politico: ricongiungimento familiare

 

L’asilo politico concede diverse prerogative all’immigrato in particolare la possibilità di richiedere il ricongiungimento familiare.

Lo status di rifugiato( e quindi la possibilità di ottenere il ricongiungimento familiare) viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale.
Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione.

Al titolare dello “status di rifugiato” la Questura rilascia un permesso con motivo ’asilo politico’. 
Il primo rilascio deve essere chiesto presso la Questura, il rinnovo avviene tramite procedura postale.

Il permesso per asilo politico:
- ha una durata di 5 anni;
- è rinnovabile;
- consente l’accesso allo studio;
- consente lo svolgimento di un’attività lavorativa (subordinata o autonoma);
- consente l’accesso al pubblico impiego;
- consente l’iscrizione al servizio sanitario;
- dà diritto alle prestazioni assistenziali dell’Inps (‘assegno sociale’ e ‘pensione agli invalidi civili’) e all’assegno di maternità concesso dai Comuni.
N.B. I titolari di permesso per asilo politico possono presentare richiesta del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo.

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato allo straniero titolare di protezione internazionale reca, nella rubrica «annotazioni», la dicitura «protezione internazionale riconosciuta dall’Italia il» e riporta, di seguito, la data in cui la protezione è stata riconosciuta.

Il calcolo del periodo di soggiorno (5 anni) per il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è effettuato a partire dalla data di presentazione della domanda di protezione internazionale in base alla quale la protezione internazionale è stata riconosciuta.

Titolo di viaggio

Lo stato italiano ha l’obbligo di fornire al rifugiato un documento equipollente al passaporto.

Certificato di rifugiato

La Commissione territoriale rilascia al rifugiato un certificato che attesta il suo status di rifugiato.

Ricongiungimento familiare

Il titolare di permesso per asilo, può fare richiesta di ricongiungimento familiare per consentire l’ingresso in Italia dei propri familiari.
Il titolare di status di rifugiato non deve dimostrare di possedere i requisiti di alloggio e di reddito richiesti ai titolari di altri tipi di permesso di soggiorno.
Se i familiari si trovano già in Italia, anche se non in possesso di un regolare permesso di soggiorno, possono fare richiesta, tramite procedura postale, del permesso per motivi di familiari.

Per familiari si intendono:
- il coniuge;
- i figli minori (naturali o adottati o affidati o sottoposti a tutela), a condizione che siano non sposati e a carico del titolare del permesso per asilo politico;
- i figli maggiorenni a carico se invalidi totali;
- i genitori con molte restrizioni.

Cittadinanza italiana

Per il titolare di status di rifugiato sono previsti tempi dimezzati per la richiesta della cittadinanza italiana per naturalizzazione. Potrà quindi fare richiesta dopo soli 5 anni di residenza in Italia.

Avv. Filomena Iervolino

Protezione Internazionale : lo status di rifugiato

Protezione Internazionale : Lo status di rifugiato

in english language too 

https://www.accesstoasylum.org/en/06-la-decisione-della-commissione/

L’immigrato che si trova in Italia può ottenere una forma di Protezione Internazionale che può tradursi nel riconoscimento dello status di rifugiato, della c.d.protezione sussidiaria, dell’asilo politico o della protezione per motivi umanitari.

La domanda per ottenere la Protezione Internazionale può essere proposta solo dagli immigrati che rispondano ai seguenti requisiti:

Requisiti per proporre domanda

  • 1. Chi fugge da persecuzioni, torture o dalla guerra, anche se ha fatto ingresso in Italia in modo irregolare ed è privo di documenti. 
  • 2. chi motivi nella domanda le circostanze di persecuzione o danno grave che ne hanno motivato la fuga
  • 3. Le persecuzione o  il danno grave possono originare dallo Stato, partiti o organizzazioni che controllano lo Stato o una parte del suo territorio o soggetti non statuali qualora lo Stato, o chi lo controlla, non vogliano fornire protezione alla vittima di persecuzione o danno grave.

Non ci sono termini di tempo per la presentazione della domanda

La Domanda va Presentata alla:

  • Polizia di frontiera
  • Questura nella quale il richiedente intende avere domicilio

– –La Questura rilascia un documento che certifica la richiesta e la data    dell’appuntamento per la verbalizzazione.

Decide sulla domanda:

  • Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale

La Commissione Territoriale può:

  • Rigettare la domanda per manifesta infondatezza
  • dichiararla inammissibile perché proposta in altro Stato
  • Riconoscere l’asilo politico
  • Riconoscere la protezione sussidiaria–e dunque lo Status di Rifugiato
  • Riconoscere protezione umanitaria- e dunque lo Status di Rifugiato

Practical instructions 

Who can apply for the recognition of international protection
A foreigner can ask Italian State protection if he/she is escaping from persecution, torture or from war, even if he/she has entered irregularly Italy and is devoid of documents.
In the request the applicant must justify the circumstances of persecution or serious damage which caused his/her escape.
The agents of this persecution or serious damage may be the State, political parties or organizations which control the State or a part of its territory, or non-State subjects if the State, or who controls it, doesn’t want to provide protection to the victim of persecution or serious damage.

Terms for applying
There are no time limits for the presentation of the request.

Where to submit the request for international protection
The request must be submitted to the frontier Police or at the Questura (police headquarters), that may not be the frontier Questura, but the one near which the applicant intends to reside.

Who evaluates the request?
The Territorial Commission for the international protection recognition is the competent authority in processing international protection claims.

Which are the possible outcomes of the hearing by the Territorial Commission?
The Territorial Commission can recognize a type of international protection, political asylum or subsidiary protection,declare the application unacceptable (if it has been presented to another state as well), not recognize any type of protection or, for reasons not referring to one’s security but for serious humanitarian reasons may ask the Questura to issue a permission for humanitarian protection

The law is very precise about the definition of:

persecution acts and persecution reasons which, if recognized, will allow applicant to obtain the refugee status, or

serious damage which, if recognized, allows the applicant to obtain the subsidiary protection.
Both types of protection, unlike previous dispositions, are status, and the repeal of a status can be disposed only after a check of individual situation and with a specific procedure.

The refugee status
The refugee status is recognized in presence of persecution acts for specific reasons:

  1. Persecution acts
    For the purpose of evaluation of the recognition of a refugee status, persecution acts as established by the Ginevra Convention, must either:
  2. a) be sufficiently serious, for nature or frequence, to represent a serious violation of fundamental human rights, in particular of rights of which any dispensation is excluded;
  3. b) establish the sum of different measures, among which human rights violations, whose impact is sufficiently serious to exercise on the person a serious violation of fundamental human rights;

Persecution acts can also assume the form of:
a) physical or psychological acts of violence, including sexual violence;

  1. b) legislative, administrative, police or legal measures discriminatory for their own nature or executed in a discriminatory manner;
  2. c) disproportionate or discriminatory legal actions or legal sanctions;
  3. d) a denied access to legal guardianship tools and consequent disproportionate or discriminatory sanction;
  4. e) legal actions or legal sanctions as a consequence of the refusal of doing military service in a conflict, when it may involve crimes, offence or acts considered war crimes or crimes against humanity;
  5. f) acts specifically directed against a sexual gender or against children.
  6. Reasons of persecution
    In order to be recognized the status of refugee, persecution acts must be linked to factors such as:
  7. a) “race”
  8. b) “religion”
  9. c) “nationality”
  10. d) “particular social group”
  11. e) “political opinion”

When examining if an applicant has a well-founded fear of being persecuted, it is irrelevant if the applicant owns effectively racial, religious, national, social or political features that provoke persecution acts, as long as this feature has been attributed by the author of persecutions.

The recognition of refugee status allows:

the issuing of a permit of stay for political asylum for 5 years;

the issuing of a refugee travel document for going abroad;

the issuing of a refugee card which permits further renewals and files;

to ask for citizenship for naturalization after just 5 years;

to reunite the family, or to do a cohesion on the basis of requirements previewed by the law, but without proving accomodation and income, and with facilities with regard to documents that certify the family relationship;

access to occupation

access to education

health and social care (civil disability, accompaniment benefit, maternity benefit) equal to Italian citizens.

Avv. Filomena Iervolino

Servizio immigrati

Servizio immigrati

Il diritto di conoscere i propri diritti

E’ noto che l’immigrazione nel nostro paese ha raggiunto proporzioni mai conosciute prima. Pertanto è sembrato un obbligo predisporre un servizio immigrati in grado di fornire tutte le informazioni per porre in condizione i migranti di conoscere i propri diritti a tutela di se stessi e della propria famiglia.

Il grado di civiltà di un paese si misura sulla capacità di offrire alla gente che vive sul suo territorio una esistenza dignitosa e rispettosa delle proprie esigenze.

Non c’è dignità senza l’adeguata valorizzazione della persona umana, e l’adeguata valorizzazione degli esseri umani non può che passare dal riconoscimento di un ruolo, di un posto, di una funzione nell’assetto sociale.

Partire dalla conoscenza dei propri diritti è fondamentale .

Per questo motivo verranno sinteticamente illustrati i diritti delle diverse categorie di immigrati che intendano soggiornare sul territorio italiano o in altro paese europeo.

Verranno indicate le diverse categorie di soggetti che potranno accedere alla protezione internazionale al fine di ottenere l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato, il permesso per protezione sussidiaria, il permesso per profili umanitari e tutte le condizioni richieste per i diversi status indicati, i requisiti per presentare la relativa domanda, e i presupposti per la concessione dei benefici e/o diritti relativi ad ognuna .

Il contenuto delle sintetiche schede informative sarà riprodotto anche in lingua inglese per consentire la conoscenza anche a quegli immigrati ( e sono la maggioranza) che non conoscano la lingua italia.

In realtà l’idea è di realizzare nel lungo periodo un progetto di integrazione dei migranti. Gli esseri umani si spostano di continuo da un luogo all’altro del pianeta, e tale fenomeno migratorio deve essere vissuto con serenità e affrontato con serietà.

Ogni essere umano è un universo meraviglioso da scoprire e la sua presenza aumenta l’umanità di ognuno. E’ una ricchezza e non va vissuto come un pericolo. Abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri.

Tante sono le risorse di cui sono portatori i migranti e tante opportunità ci vengono offerte per accogliere questo fenomeno migratorio come una occasione da non perdere . Una occasione di crescita collettiva ed individuale.

Avv. Filomena Iervolino

 

Assicurazione auto

Assicurazione auto

La legge del 4 agosto 2017 detta legge della concorrenza e del mercato si occupa di diversi argomenti. Quello che sarà oggetto del presente articolo concerne le assicurazioni auto.

La legge si compone di un solo articolo ma di ben 192 commi ed introduce interessanti novità per i consumatori. Infatti lo scopo della normativa sarebbe quello di determinare una graduale riduzione dei costi dell’assicurazione obbligatoria dei veicoli e natanti e anche di aprire un mercato, troppo spesso caratterizzato dall’esistenza di veri e propri cartelli tra le imprese del settore, alla libera concorrenza. Se tale normativa sia in grado di raggiungere l’obbiettivo fissato lo si scoprirà solo nel tempo. Tuttavia le disposizioni in commento debbono essere valutate con favore, e divulgate tra i consumatori al fine di consentirgli in concreto di avvalersene.

Procediamo alla disamina di alcune delle più significative novità.

Preventiva determinazione delle tariffe da parte delle assicurazioni

In primo luogo le imprese di assicurazione debbono stabilire preventivamente le condizioni di polizza e le tariffe relative all’assicurazione obbligatoria, comprensive di ogni rischio derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.

Obbligo a contrarre con il consumatore la cui violazione è sanzionata.

Hanno inoltre l’obbligo di contrarre e quindi di accettare le proposte del consumatore, applicando le tariffe preventivamente determinate.

Le imprese possono rifiutare di contrarre con il consumatore solo nel caso in cui le informazioni fornite da quest’ultimo non dovessero risultare veritiere. La violazione dell’obbligo a contrarre da parte delle assicurazioni è sanzionato. Infatti in caso di segnalazione di violazione o elusione dell’obbligo a contrarre, incluso il rinnovo, i termini regolamentari di gestione dei reclami da parte dell’IVASS sono dimezzati. Decorso inutilmente il termine, l’IVASS provvede a irrogare le sanzioni che vanno da duemilacinquecento ad euro quindicimila ex art. 314 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 così come novellato dalla stessa legge in commento.

Obblighi informativi a carico degli intermediari

A tutela del consumatore sono stati inseriti dei precisi obblighi informativi a carico degli intermediari, i quali sono tenuti sono tenuti a informare il consumatore in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sui premi offerti da tutte le imprese di assicurazione di cui sono mandatari relativamente al contratto base.

Gli intermediari forniscono l’indicazione dei premi offerti dalle imprese di assicurazione mediante collegamento telematico al preventivatore consultabile nei siti internet dell’IVASS e del Ministero dello sviluppo economico e senza obbligo di rilascio di supporti cartacei.

Tutto diventa molto più trasparente per il consumatore il quale potrebbe accedere ad internet per conoscere le tariffe applicate da ciascun assicurazione sul contratto base. Infatti la legge ha disposto che l’IVASS deve adottare disposizioni attuative, in modo da garantire l’accesso e la risposta per via telematica, sia ai consumatori che agli intermediari, esclusivamente per i premi applicati dalle imprese di assicurazione per il contratto base relativo ad autovetture e motoveicoli.

Con le stesse disposizioni sono definite le modalita’ attraverso le quali, ottenuti i preventivi sulla base delle informazioni inserite nel servizio informativo, e’ consentita la conclusione del contratto, a condizioni non peggiorative rispetto a quanto indicato nel preventivo stesso, o presso un’agenzia della compagnia ovvero, per le imprese che lo prevedano, attraverso un collegamento diretto al sito internet di ciascuna compagnia di assicurazione. La violazione dell’obbligo di informativa da parte degli intermediari è sanzionata con la nullità del contratto solo a favore del cliente.

 Previsone di una scontistica a favore  del consumatore

Se ricorrono poi alcune circostanze di seguito indicate, da verificare in precedenza o contestualmente alla stipulazione del contratto o dei suoi rinnovi, il consumatore ha diritto a che gli venga praticato uno sconto.

Tale sconto viene determinato dalle assicurazioni, tuttavia la legge prevede che deve trattarsi di uno sconto rilevante da comunicare in sede di preventivo e nel contratto.

Lo sconto deve essere praticato per ciascuna delle condizioni indicate di seguito, in valore assoluto e in percentuale, rispetto al prezzo della polizza altrimenti applicato.

Le circostanze che fanno scattare il diritto allo sconto sono :

  1. a) l’accettazione da parte del consumatore, su proposta dell’impresa di assicurazione, di sottoporre il veicolo a ispezione da eseguire a spese dell’impresa di assicurazione;
  2. b) l’accettazione da parte del consumatore alla installazione, su proposta dell’impresa di assicurazione, di meccanismi elettronici che registrano l’attivita’ del veicolo, denominati, scatola nera” o equivalenti, ovvero ulteriori dispositivi, o l’autorizzazione al permanere dei medesimi se già presenti;
  3. c) l’accettazione da parte del consumatore dell’installazione, su proposta dell’impresa di assicurazione, di meccanismi elettronici che impediscono l’avvio del motore qualora sia riscontrato nel guidatore un tasso alcolemico superiore ai limiti stabiliti dalla legge per la conduzione di veicoli a motore.

Inoltre, considerato che esistono provincie con maggiore tasso di sinistrosita’ il che comporta l’applicazione di un premio più altro, la legge in commento prevede che in queste provincie debba essere prevista una scontistica aggiuntiva rispetto a quella prima indicata, in favore dei consumatori virtuosi e cioè che non abbiano provocato sinistri con responsabilita’ esclusiva o principale o paritaria negli ultimi quattro anni sulla base dell’evidenza dell’attestato di rischio, e che abbiano installato o installino, a seguito della stipula del contratto, il dispositivo elettronico che registra l’attivita’ del veicolo.

Il mancato rispetto da parte dell’impresa di assicurazione dei criteri e delle modalita’

per la determinazione dello sconto è sanzionato dall’IVASS con una sanzione pecuniaria che va da euro 10.000 a euro 80.000 .

Le imprese di assicurazione praticano poi uno sconto significativo rispetto al prezzo della polizza altrimenti applicato nel caso in cui l’assicurato contragga piu’ polizze assicurative di veicoli in suo possesso e sottoscriva per ciascuna polizza una clausola di guida esclusiva.

Al verificarsi di un sinistro, qualora l’assicurato accetti l’installazione di uno dei dispositivi elettronico sul proprio veicolo le variazioni peggiorative apportate alla classe di merito e i conseguenti incrementi del premio devono essere inferiori a quelli altrimenti applicati.

Inammissibilità della prova testimoniale in caso di omessa preventiva individuazione dei testimoni secondo le modalità di seguito indicate.

In caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa di assicurazione o, in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa di assicurazione con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta. In quest’ultimo caso, l’impresa di assicurazione deve effettuare la richiesta di indicazione dei testimoni con raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine di sessanta giorni dalla denuncia del sinistro e la parte che riceve tale richiesta effettua la comunicazione dei testimoni, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione della richiesta. L’impresa di assicurazione deve procedere a sua volta all’individuazione e alla comunicazione di eventuali ulteriori testimoni entro il termine di sessanta giorni. Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorita’ di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilita’ della prova testimoniale addotta. In caso di giudizio, il giudice, sulla base della documentazione prodotta, non

ammette le testimonianze che non risultino acquisite secondo le modalita’ previste. Il giudice dispone l’audizione dei testimoni che non sono stati indicati nel rispetto del citato comma 3-bis nei soli casi in cui risulti comprovata l’oggettiva impossibilita’ della loro tempestiva identificazione.

Se i medesimi nominativi di testimoni risultano in più di tre sinistri nell’arco temporale di cinque anni sulla base di segnalazione effettuata all’IVASS viene trasmessa una informativa alla procura della Repubblica.

In linea di massima queste sono le regole che il consumatore deve seguire in caso di stipula di un nuovo contratto assicurativo o in sede di rinnovo. La legge prevede molto altro in tema di risarcimento del danno a persona di lieve entità e di non lieve entità, e stabilisce anche regole in ordine alla portabilità del dispositivo elettronico da far installare sul veicolo da parte del consumatore che voglia avvalersi della scontistica.

Gli altri aspetti della normativa contenuta nella legge in commento verranno illustrati in altro articolo.

Avv. Filomena Iervolino

Pagare in bitcoin

Pagare in bitcoin

 

Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008. Per convenzione, il termine Bitcoin, con l’iniziale maiuscola, si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé.

A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.

La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta.

L’economia basata sui bitcoin è ancora molto piccola, se paragonata a economie stabilite da lungo tempo, e il software è ancora in uno stato di beta release, tuttavia sono già commercializzati in bitcoin merci e servizi reali quali, ad esempio, automobili usate o contratti di sviluppo software. I bitcoin vengono accettati sia per servizi online sia per beni tangibili.

Sono moltissimi ormai gli enti, le organizzazioni e le associazioni che accettano donazioni in bitcoin; tra i tanti si possono citare la Electronic Frontier Foundation, The Pirate Bay, Free Software Foundation e anche Wikimedia Foundation.

È possibile inoltre acquistarli da altri grandi siti come Amazon o eBay attraverso alcuni intermediari. Dal novembre 2013 l’Università di Nicosia, a Cipro, accetta il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie. Alcuni commercianti, utilizzando siti di cambio, permettono di cambiare bitcoin in diverse valute, ivi compresi dollari statunitensi, euro, rubli russi e yen giapponesi.

Chiunque può controllare la catena dei blocchi (detta Blockchain) e osservare le transazioni in tempo reale. Diversi servizi sono già disponibili per facilitare queste operazioni.

A differenza delle valute a corso legale, i bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti.

I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta, e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini, che ne verificano l’autenticità e la disponibilità dei fondi e la ritrasmettono a loro volta ai nodi a cui sono connessi.

Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno i tre quarti, in questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete. All’avvicinarsi di quella data e ipotizzando che la richiesta di bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i bitcoin probabilmente subiranno una deflazione nel valore (cioè un aumento del valore reale) dovuta alla scarsità di nuova moneta. In ogni modo i bitcoin sono divisibili fino all’ottava cifra decimale, permettendo un completo aggiustamento del valore in un ambiente deflazionistico. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di bitcoin i nodi anziché finanziarsi con la creazione di nuovi bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo quindi sui prezzi e mantenendoli bassi.

Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento di Bitcoin, vi sono la svalutazione della moneta, una base di utenti in diminuzione, o un attacco frontale al sistema da parte dei governi. Non è però possibile bandire ogni forma di denaro digitale come Bitcoin. La decentralizzazione e l’anonimato che fanno intrinsecamente parte di Bitcoin possono essere viste come una reazione ai procedimenti giudiziari nei confronti di aziende che lavoravano nell’ambito del denaro elettronico come e-gold e Liberty Dollar. Questo perché il sistema in sé è a tutti gli effetti una raccolta del risparmio, pesantemente regolamentata in tutti i paesi del mondo in senso repressivo, e nel caso in questione, come già esposto, una raccolta perdipiù abusiva. In un’inchiesta di Danny O’Brien pubblicata sull’Irish Times viene detto che «Quando mostro alle persone l’economia Bitcoin, chiedono “Ma è legale?” e “È un imbroglio?” Immagino che ci siano avvocati ed economisti che stiano cercando di dare una risposta a queste non semplici domande. Sospetto che la lista delle persone che cerca di dare questa risposta si arricchirà ben presto di legislatori.» I valori della moneta si fondano sulla fiducia dei suoi utilizzatori. La gestione del bitcoin, e quindi il suo valore e il suo cambio, sono affidati al libero mercato, e quindi alle forze della domanda e dell’offerta.

Nel febbraio del 2011, a seguito della menzione su Slashdot e del conseguente effetto Slashdot ci sono state ripercussioni sul valore del Bitcoin e sul corretto funzionamento di alcuni dei siti principali ad esso collegati.

Per quanto concerne la legalità, nessun governo nel Mondo ha dichiarato illegale bitcoin.Estrarre, conservare, fare forex, inviare, ricevere, scambiare bitcoin per beni fisici o virtuali è legale a prescindere dalla clandestinità dei mercati in cui la moneta è a volte coinvolta.

Bitcoin è un’implementazione peer-to-peer della proposta b-money di Wei Dai e Bitgold di Nick Szabo. I principi del sistema sono descritti nel “libro bianco” pubblicato da Satoshi Nakamoto nel 2008.

 

Il client ufficiale, Bitcoin Core, è un software libero che deriva direttamente dal codice scritto da Satoshi Nakamoto per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta.

Bitcoin si basa sul trasferimento di valuta tra conti pubblici usando crittografia a chiave pubblica. Tutte le transazioni sono pubbliche e memorizzate in un database distribuito che viene utilizzato per confermarle e impedire la possibilità di spendere due volte la stessa moneta.

In realtà, una transazione può avere più di un input e più di un output.

Ogni utente che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche, o “indirizzi bitcoin”, fungono da punti d’invio o ricezione per tutti i pagamenti. Il possesso di bitcoin implica che un utente può spendere solo i bitcoin associati con uno specifico indirizzo. La corrispondente chiave privata serve ad apporre una firma digitale a ogni transazione facendo in modo che sia autorizzato al pagamento solo l’utente proprietario di quella moneta. La rete verifica la firma utilizzando la chiave pubblica.

Se la chiave privata viene smarrita, la rete Bitcoin non potrà riconoscere in alcun altro modo la proprietà del denaro: la relativa somma di denaro sarà inutilizzabile da chiunque e, quindi, da considerarsi persa in modo irrimediabile. Casi di perdita patrimoniale per smarrimento della chiave privata si sono già verificati nei primi anni di operatività della criptovaluta: ad esempio, nel 2013 un utente ha lamentato la perdita di 7.500 bitcoin, all’epoca del valore di 7,5 milioni di dollari, per essersi accidentalmente sbarazzato di un hard drive che conteneva la sua chiave privata.

Dal punto fiscale come sono classificabili tali modalità di pagamento in Italia?

Lo scambio di “moneta virtuale” (c.d. bitcoin) rappresenta un’operazione fiscale esente Iva, soggetta a tassazione ordinaria per Ires – Irap.

La Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n° 72/E del 2 settembre 2016, ha così risposto ad un interpello di un contribuente, in materia di tassazione diretta ed indiretta, relativo alle “operazioni di acquisto/vendita di bitcoin”.

Il Ministero delle Finanze, in via preliminare, ha chiarito l’area operativa e nozionistica proprio della c.d. moneta virtuale (“cripto valuta”), adoperata come conio alternativo alla valuta tradizionale, avente corso legale emesso da un’Autorità monetaria.

La questione, sotto il profilo fiscale che interessa, è quale tipologia di trattamento tributario debba essere applicato ai soggetti esercenti attività di intermediazione nell’acquisto e nella vendita di bitcoin: da tali operazioni, evidentemente, ne consegue la realizzazione di commissioni a titolo di remunerazione della citata negoziazione monetaria (virtuale).

In ragione di ciò, l’Agenzia delle Entrate – nella Risoluzione in commento – richiamando i principi espressi dalla Corte di Giustizia UE (C – 264/14), sotto il profilo delle imposte indirette (Iva), ha specificato che “le operazioni che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale bitcoin […] costituiscono prestazioni di servizio a titolo oneroso” .

A ben vedere, in assenza di specifica indicazione normativa, l’attività di “intermediazione di valute tradizionali con bitcoin” costituisce attività “rilevante”, sia ai fini Iva, che per le imposte dirette.

Dunque, a fronte dell’art. 135, paragrafo 1, lettera a) della Direttiva 2006/112/CE, risulta “pacifico che la valuta virtuale bitcoin non abbia altre finalità, oltre a quello di un mezzo di pagamento e che essa sia accettata a tal fine da alcuni operatori”,  di conseguenza dette operazioni, per quanto afferente l’Iva, sono da qualificarsi come esenti (art. 10, comma 1, n° 3, D.P.R. n° 633/72 ).

Ebbene: le prestazioni in commento, vero è che non rientrano nella categoria delle c.d. monete tradizionali, tuttavia dovranno essere classificate nel cluster delle operazioni finanziarie concernenti valute, per cui l’attività sarà esente Iva.

Ai fini delle tassazione diretta, l’Agenzia delle Entrate ritiene che il contribuente “debba assoggettare i componenti di reddito derivanti dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin, al netto dei relativi costi inerenti a detta attività”.

In breve, detti elementi reddituali (positivi o negativi) concorrono a formare la base imponibile dell’attività di intermediazione esercitata, “soggetta ad ordinaria tassazione ai fini Ires (ed Irap)”.

A ben vedere, prosegue la Risoluzione “il guadagno (o la perdita) di competenza della società è rappresentato dalla differenza tra quanto anticipato dal cliente e quanto speso dalla società per l’acquisto o tra quanto incassato dalla società per la vendita e quanto riservato al cliente”.

Non solo: i bitcoin che a fine esercizio “sono nella disponibilità (a titolo di proprietà) della società” dovranno essere “valutati secondo il cambio in vigore alla data di chiusura dell’esercizio”: detto valore assume rilievo, sotto l’aspetto tributario, a mente dell’art. 9, D.P.R. n° 917/86 (Tuir).

Orbene, suggerisce l’Agenzia delle Entrate “potrebbe farsi riferimento alla media delle quotazioni ufficiali rinvenibili sulle piatteforme on line in cui avvengono le compravendite di bitcoin”.

Da ultimo, da un punto di vista degli adempimenti fiscali come sostituto d’imposta nei confronti di persone fisiche, per la società operante nel settore della compravendita di bitcoin, le attività di valuta (acquisti e vendite) “non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa”, mentre la stessa azienda dovrà ottemperare agli obblighi antiriciclaggio (D. Lgs. n° 231/2007, art. 11, comma 2, lettera c), mediante una “adeguata verifica della clientela, di registrazione nonché della segnalazione”.

Avv. Filomena Iervolino

i mutui per la prima casa: il fondo garanzia

i mutui per la prima casa: il fondo garanzia

Al fine di favorire l’accesso al credito da parte delle famiglie per l’acquisto e l’efficientamento energetico della casa di abitazione, la legge di Stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 48, lett. c), ha istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, il Fondo di garanzia per i mutui per la prima casa.
Grazie al Fondo, è lo Stato ad offrire ai cittadini garanzie per l’accensione di mutui ipotecari per l’acquisto – ovvero per l’acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica – di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale prima casa.
Il Fondo, con una dotazione, a regime, di circa 650 milioni (che potrà essere incrementata con contributi di Regioni e altri enti/organismi pubblici), potrà offrire garanzie su finanziamenti ipotecari per un ammontare complessivo stimato in 20 miliardi di euro.
La garanzia è concessa nella misura massima del 50 per cento della quota capitale, tempo per tempo in essere sui finanziamenti ipotecari.

Chi può farne richiesta

Il richiedente, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non deve essere proprietario di altri immobili ad uso abitativo salvo quelli acquistati per successione mortis causa, anche in comunione con altri successori, e in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

L’immobile ad uso abitativo deve essere sito nel territorio nazionale inoltre, non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e non deve avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici in data 2 agosto 1969, n. 1072.

Il mutuo ipotecario deve essere di importo non superiore a 250 mila euro, concesso dalla banca o intermediario finanziario che ha aderito all’iniziativa in base al Protocollo di intesa sottoscritto l’8 ottobre 2014 tra Ministero dell’economia e delle finanze e Abi.

È previsto un tasso calmierato del finanziamento (tasso effettivo globale – TEG non superiore al tasso effettivo globale medio – TEGM (pubblicato trimestralmente sul sito del MEF per le seguenti categorie:

  • giovani coppie (dove almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni);
  • nuclei familiari monogenitoriali con figli minori;
  • giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico;
  • conduttori di alloggi di proprietà degli IACP, comunque denominati

Come fare domanda

La domanda di accesso al Fondo va presentata direttamente alla Banca o Intermediario finanziario aderente all’iniziativa cui si richiede il mutuo, utilizzando l’apposita modulistica per la richiesta di accesso al Fondo di garanzia per la prima casa.
Le richieste potranno essere presentate solo dopo che la banca abbia assicurato l’operatività a favore della propria clientela (termine previsto in 30 giorni lavorativi dall’adesione della banca al Fondo).
L’elenco delle banche ad oggi aderenti, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito di Abi su quello di Consap.

Modulistica

Modulo per la richiesta di accesso al Fondo di Garanzia per la prima casa (Scarica il modulo)

Avv. Filomena Iervolino

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