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Cassazione a Sezioni Unite. Commento

Cassazione a Sezioni Unite. Commento.

 

La tematica

La sentenza in commento delle Sezioni Unite della Cassazione affronta nuovamente la tematica relativa all’applicabilità agli interessi moratori della disciplina antiusura.

Inoltre le Sezioni Unite della Cassazione si pronunciano anche su un’altra questione molto cara ai consumatori.

L’applicazione di un tasso usuraio determina o meno la gratuità del mutuo?

In caso di tasso usuraio, il debitore dve procedere alla restituzione della sola sorta capitale con “l’abbuono” di tutti gli interessi pattuiti?

Enunciazione dei principi

Le Sezioni Unite (Cassazione a Sezioni Unite 19597 del 2020) enunciano i seguenti principi di diritto, nella parte conclusiva della sentenza :

“Enunciazione dei principî di diritto.
Si devono, a questo punto, enunciare i seguenti principî di diritto, ai sensi dell’art. 384, comma 1, cod. proc. civ. :
  • La disciplina antiusura si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso.
  • La mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del T.e.g.m. non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo ed unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché “fuori mercato”, donde la formula: “T.e.g.m., più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto”.
  • Ove i decreti ministeriali non rechino neppure l’indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del T.e.g.m. così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista.
  • Si applica l’art. 1815, comma 2, cod. civ., onde non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma vige l’art. 1224, comma 1, cod. civ., con la conseguente debenza degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti.
  • Anche in corso di rapporto sussiste l’interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, tenuto conto del tasso-soglia del momento dell’accordo; una volta verificatosi l’inadempimento ed il presupposto per l’applicazione degli interessi di mora, la valutazione di usurarietà attiene all’interesse in concreto applicato dopo l’inadempimento.
  • Nei contratti conclusi con un consumatore, concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del codice del consumo, di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, già artt. 1469-bis e 1469-quinquies cod. civ..
  • L’onere probatorio nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., si atteggia nel senso che, da un lato, il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; dall’altro lato, è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto” (Cassazione a Sezioni Unite 19597 del 2020).

In merito ai principi di diritto enunciati dal Supremo Consesso si ritiene opportuno formulare alcune osservazioni.

Il principio di gratuità del mutuo

Le Sezioni Unite della Cassazione ( nella decisione in commento) hanno ritenuto non opportuno sancire il principio di gratuità del mutuo in cui risultano previsti interessi moratori usurari.

La sanzione per la usurarietà della pattuzione riguarda solo la parte degli interessi eccessivi convenuti.

Pertanto il debitore è comunque tenuto alla restituzione dell’interesse moratorio, nei limiti del tasso di usura, o comunque  dell’interesse corrispettivo lecito.

Ebbene tale previsione presta il fianco ad una critica di non poco rilievo.
Si ritiene che la ratio della normativa antiusura abbia non solo carattere repressivo ma anche, anzi soprattutto preventivo.

La sanzione della gratuità del mutuo, in caso di previsione di interessi usurari, avrebbe scoraggiato le Banche.

Infatti, il rischio di perdere “il corrispettivo del mutuo” avrebbe reso antieconomica una palese violazione della normativa antiusura.

Purtroppo, le Sezioni Unite della Cassazione (nella decisione in commento) dimenticano che il rapporto tra i due attori contrattuali non nasce equilibrato in ragione posizione di indubbia forza delle Banche rispetto a quella del consumatore.

Inoltre si attribuisce totale irrilevanza alla condotta antigiuridica posta in essere dalle Banche all’atto della previsione del tasso di interesse.

La Banca che preveda un tasso usurario  non viene in alcun modo sanzionata.

La stessa ha il diritto di lucrare un guadagno dall’atto illecito posto in essere, sebbene in misura inferiore a quello preventivato e perseguito con la condotta illecita.

Quindi risulta economicamente conveniente prevedere tassi di interessi usurari e quindi porre in essere condotte illecite.

La convenienza economica va ravvisata nella mera “eventualità” che il tasso illecito spuntato venga impugnato e contestato in sede giudiziaria.

Eventualità molto remota se si considerano:

  • il costo di un giudizio per impugnare il tasso moratorio usurario;
  • le innumerevoli oscillazioni della giurisprudenza sul punto;
  • il rischio del pagamento delle spese gravose di un giudizio,;
  • la lunghezza dei procedimenti giudiziari ormai proverbiale.

Le Banche quindi vengono incoraggiate dalla sentenza, oggetto del presente commento, ad agire per principio applicando interessi oltre soglia.

Non si comprende quale sia il bene giuridico oggetto di tutela in una impostazione del genere.

In questo modo non si garantisce la tenuta del sistema del credito ma si consente la sopraffazione del forte sul debole.

Purtroppo le Sezioni Unite della Cassazione nella decisione in commento hanno deciso di intraprendere tale strada pur a fronte di un sistema bancario che ha rivelato molteplici lacune e la cui a-moralità ha esposto a serio pericolo la tenuta del sistema creditizio.

La corruzione dilagante e le condotte prevaricatrici hanno perso, grazie a tale sentenza, un altro argine, in danno proprio di quell’equilibrio tra le parti che doveva essere garantito con la pronuncia in commento.

Avv. Filomena Iervolino

 

 

 

 

 

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