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L’illusione della indipendenza della magistratura

L’illusione della indipendenza della magistratura

Per chi svolge il lavoro di avvocato con fiducia nella equità dei giudici,come è giusto che sia, i recenti scandali che hanno gettato un’ombra sulla imparzialità ed indipendenza della magistratura, sono un boccone amaro.

Ma credere che quello che emerge oggi sia una novità è un errore.

I magistrati sono degli uomini, e come uomini vengono tentati. La differenza è fatta da chi riesce a porre l’ideale della giustizia al di sopra di se stesso, delle proprie ambizioni personali e del proprio tornaconto. Un tempo si era pronti a morire per un ideale. Oggi vivere e vivere bene è la meta da raggiungere. Ma poi quando si è giunti alla meta agognata, ci si accorge della sua vacuità, della sua inutilità.

Nella recente vicenda del magistrato che pentito rivela l’ingiustizia di una sua decisione, c’è tutto il dramma dell’umanità che per inseguire mere illusioni seppellisce la giustizia e la propria coscienza.

Con ironia e realismo Piero Calamandrei descrive la tentazione dei magistrati per i quali l’indipendenza e l’imparzialità si tramuta in un bene da barattare per vivere di illusioni passeggere e vuote.

Ripropongo agli utenti del sito uno stralcio del libro “Elogio dei giudici. Scritto da un avvocato”  del celeberrimo Piero Calamandrei, il quale, con attualità disarmante, descrive come la indipendenza ed imparzialità a volte sia una mera illusione. Buona lettura!

Delicata situazione è, in camera di consiglio,quella di certi magistrati prossimi alla promozione: i quali sanno che nell’esito di questa avrò gran peso il giudizio che di loro darà il presidente del collegio di cui fanno parte; e non s’arrischiano, in camera di consiglio, a contraddirlo, anche se sono convinti che la opinione di lui è sbagliata e che, decidendo come vuol lui, si commette una grossa ingiustizia. Il giudice vicino alla promozione sa che mentre egli giudica i litiganti, il presidente giudica lui: egli si trova, dinanzi al presidente, come l’esaminando in faccia all’esaminatore;che pur di esser promosso all’esame, è pronto a giurare in verba magistri.Quante volte un giudice relatore, che era convinto in una causa civile delle buone ragioni di uno dei litiganti (o, quel che è peggio, di quelle dell’imputato in una causa penale), ha dovuto in camera di consiglio rimangiarsi la sua opinione e far buon viso alla opinione- contraria del presidente, solo per non mettersi in contrasto con lui! Ho letto una volta, in una proposta di legge sull’ammissione delle donne agli uffici giudizioari,una disposizione che le esonerava dall’ufficio nei periodi della gravidanza:non solo (spiegava il proponente )in vista del loro stato fisico,ma anche in vista dell’indebolimento psichico che quello stato porta con sè. Credo che egual cautela si dovrebbe adottare anche per i giudici maschi, nei nove mesi di gestazione che precedono la loro promozione” (tratto da Eleogio dei giudici , scritto da un avvocato” di Piero Calamandrei ed. Ponte delle Grazie -quinta ristampa 2006, pag.278).

Puoi leggere anche altri brani estratti dallo stesso testo:

Piero Calamandrei, “Fiducia & sfiducia” 

Piero Calamandrei docet: “Fede nei giudici”

Piero Calamandrei docet: “Giustizia lumaca”

 

Avv. Filomena Iervolino

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