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Responsabilità medica veterinaria

Responsabilità medica veterinaria

Termine di prescrizione

Soluzione al caso proposto.

Parte attrice: un proprietario di un animale di affezione;

Parte convenuta: un direttore sanitario di una clinica veterinaria.

Si rende necessario nonchè doveroso effettuare una preventiva disamina sull’
aspetto professionale.
Non vi è alcun ostacolo di sorta, al fine di accomunare la professione
medica, sia essa enucleata come umana o come veterinaria.
Tale erroneo discrimen potrebbe essere posto dalla branca alle quali esse
fanno riferimento.
Nulla di più errato.
In quanto a parere di dottrina ormai consolidata entrambe le professioni
sono ex lege, non solo equiparate, ma poste sulla stessa stregua in
tema di responsabilità.
E sul punto la questione nodale si fonda sull’ aspetto dell’obbligo
assicurativo previsto ex L.24/2017 c.d. Legge Gelli-Bianco.
Avendo fatto questa breve seppur necessarai sintesi, si analizza l’aspetto
della responsabilità medica in termine di mal-practice.
La responsabilità medica è differenziale su due aspetti: una
extracontrattuale ed una contrattuale.
Ex art. 2043c.c. la responsabilità ha natura extracontrattuale, salvo che
abbia agito nell’adempimento di un obbligo contrattuale, il termine si
prescrive in 5 anni entro il quale esperire qualsiasi azione civile, con
onore della prova a carico dell’attore.
Opposta invece quella ex art.1218 e 1228 c.c. , responsabilità
contrattuale, dove si esplica in azioni dolose e o colpose messe in atto,
ha un termine prescrizionale di 10 anni.
Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento decorre nel momento in cui
il danno si manifesta all’esterno divenendo oggettivamente percepibile e
riconoscibile.
Più precisamente, in tema di responsabilità medica, il momento iniziale
dell’azione risarcitoria va ricollegato al momento in cui il danneggiato ha avuto
la reale e concreta percezione dell’esistenza e della gravità del danno stesso,
nonchè della sua addebitabilità ad un determinato soggetto, ovvero dal
momento in cui avrebbe potuto pervenire a una siffatta percezione usando la
normale diligenza.
La giurisprudenza si è più volte espressa riguardo a tale questione, con
particolare attenzione alle malattie lungolatenti, essendo esse non
immediatamente percepibili, né tanto meno riconducibili nell’immediatezza ad
un errore medico.
Rispetto a tali patologie, la prescrizione comincia a decorrere non dal momento
in cui si è verificata la causa del danno, né tanto meno dal momento della
semplice esteriorizzazione della malattia latente, bensì dal momento in cui il
soggetto “abbia acquisito conoscenza – o sia stato posto in grado di acquisire
conoscenza – della riferibilità causale dell’evento dannoso al comportamento
colposo di un soggetto determinato (o determinabile)”(Cass. Civ., sez. III,
sent. 23/09/2013, n.21715).
In altre parole il termine di prescrizione inizia a decorrere solo “dal momento in
cui la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto
conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria
diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche”. (Cass.
Civ., S.U., 11 gennaio 2008 n.576-581).
Il Giudice dovrà quindi effettuare un’attenta analisi sul contenuto della
diligenza esigibile dalla vittima nel caso concreto, “ovvero sulle informazioni
che erano in suo possesso, o delle quali doveva essere messa in condizione di
accedere, o che doveva attivarsi per procurarsi” (Cass. Civ., S.U., 11 gennaio
2008 n.576-581).
Prima di esperire qualsivoglita azione civile è necessario effettuare
dell’attività preliminare prevista esplicabile in un mera diffida correlata
da una stima di danno c.d. perizia.
Se questo tentativo risulta vano l’ordinamento pone a tutela 2 filtri di
procedibilità.
La prima è l’atp conciliativa ex art.696 bis c.p.c. e la seconda è la
mediazione prevista dal d.lgs.28/2010, entrambe da esperire in via
alternativa.

Dott.ssa Beatrice Pecora

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