f.iervolino70@gmail.com 3337036424 studiolegaleiervolino

Medici Specializzandi: solo rimborso spese

Medici Specializzandi: solo rimborso spese

La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla configurabilità del rapporto tra Ospedale, Università e medico specializzando.

La Corte ha negato che possa configurarsi come un rapporto di lavoro subordinato quello del medico specializzando.

Ha infatti sostenuto che  “l’assegno dello specializzando serve solo a sopperire alle esigenze materiali per l’impegno a tempo pieno nella formazione”.

Non può essere, quindi, uno stipendio per le attività svolte, “che non sono rivolte a vantaggio dell’Università, ma alla formazione teorica e pratica e al conseguimento di un titolo abilitante”.

Di seguito si riporta parte testo della ordinanza della Corte di Cassazione .

Civile Ord. Sez. L Num. 21196 Anno 2019
Presidente: TRIA LUCIA
Relatore: PATTI ADRIANO PIERGIOVANNI
Data pubblicazione: 08/08/2019

RILEVATO CHE
1. con sentenza del 28 giugno 2016, la Corte d’appello di Bologna rigettava l’appello
proposto da Christian Cintori e altri 35 laureati in medicina e chirurgia avverso la
sentenza di primo grado che, preliminarmente ritenuta la propria competenza
funzionale (invece declinata per la subordinata domanda risarcitoria da inadempimento
del legislatore italiano all’obbligo di attuazione delle direttive comunitarie, cui
passivamente legittimata la sola Presidenza del Consiglio dei Ministri, in favore del
Tribunale di Roma, territorialmente competente), rigettava, dopo aver preliminarmente
disatteso l’eccezione di prescrizione, le domande di accertamento di un rapporto di
lavoro subordinato di formazione e lavoro e di condanna al pagamento di una
remunerazione diversa (e superiore), rispetto a quella percepita in base al d.lg.
257/1991, nei confronti dell’Università di Modena e Reggio Emilia (presso la quale
avevano frequentato il corso di specializzazione), della Regione Emilia e dei Ministeri
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Lavoro e delle Politiche Sociali, della
Salute nonché dell’Economia e delle Finanze, tutti ritenuti passivamente legittimati;
riteneva assorbito l’appello incidentale della Regione;
2. tutti i medici appellanti (con la sola eccezione di Carlo Ratti) ricorrevano per
cassazione avverso la sentenza predetta con due motivi, cui resistevano con distinti
controricorsi la Presidenza del Consiglio dei Ministri congiuntamente con i Ministeri
suindicati, la Regione e l’Università;
3. l’Università comunicava memoria ai sensi dell’art. 380bisl c.p.c.;
CONSIDERATO CHE
1. i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione dell’allegato alla Direttiva
93/16, anche sotto il profilo motivo, per erronea esclusione della natura di prestazione
di lavoro subordinato dell’attività prestata dagli specializzandi in favore dell’Università,
in osservanza di disposizioni e disciplina impartite secondo il programma della scuola,
con impegno di presenza e attività pari a quello previsto dal personale medico del
S.S.N. a tempo pieno ed assicurazione della continuità del servizio, a norma dell’art.
17 dig. 66/2003, di recepimento della Direttiva 2000/34/CEE del 22 giugno 2000,
modificativa della Direttiva 93/104/CEE (primo motivo); omessa disapplicazione degli
artt. 46 d.lg. 368/1999, 8 d.Ig. 517/1999 con violazione e falsa applicazione dell’art.
249, terzo comma Trattato CEE e di norme di diritto sulla diretta efficacia dell’allegato
1 della Direttiva 93/16/CEE, anche sotto il profilo motivo, per inadeguatezza della
remunerazione percepita dai medici specializzandi nella prestazione di un’attività, solo
formalmente rientrante nella nozione di borsa di studio (in assenza dei requisiti di
merito e di condizioni economiche del fruitore), in realtà avente natura di corrispettivo
di una prestazione lavorativa, per giunta non più annualmente incrementata in
relazione alla variazione del costo della vita, a norma dell’art. 6, secondo comma d.lg.
257/1991, per effetto del blocco istituito dall’art. 7, quinto comma d.l. 384/1992, così
limitando lo Stato italiano la piena efficacia del principio di adeguata remunerazione
delle Direttive comunitarie tramite l’art. 8 d.Ig. 517/1999 e 1, comma 300 I.
266/2005, di differimento delle disposizioni degli artt da 37 a 42 d. Ig. 368/1999
dall’anno accademico 2006/07, pertanto da disapplicare (secondo motivo);
2. il primo motivo è infondato;
2.1. deve essere ribadito il principio consolidato, meritevole di continuità, secondo cui
l’attività svolta dai medici iscritti alle scuole di specializzazione universitarie non è
inquadrabile nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, né del lavoro autonomo,
ma costituisce una particolare ipotesi di contratto di formazione-lavoro, oggetto di
specifica disciplina, rispetto alla quale non può essere ravvisata una relazione
sinallagmatica di scambio tra la suddetta attività e la remunerazione prevista dalla
legge a favore degli specializzandi, in quanto tali emolumenti sono destinati a
sopperire alle esigenze materiali per l’impegno a tempo pieno degli interessati
nell’attività rivolta alla loro formazione e non costituiscono quindi il corrispettivo delle
prestazioni svolte, le quali non sono rivolte ad un vantaggio per l’università, ma alla
formazione teorica e pratica degli stessi specializzandi e al conseguimento, a fine
corso, di un titolo abilitante (Cass. 22 settembre 2009, n. 20403; Cass. 27 luglio
2017, n. 18670; Cass. 23 febbraio 2018, n. 4449);
3. anche il secondo motivo è infondato;

3.1. la disciplina del trattamento economico dei medici specializzandi, prevista dall’art.
39 d. Ig. 368/1999, si applica, per effetto di ripetuti differimenti, in favore dei medici
iscritti alle relative scuole di specializzazione solo a decorrere dall’anno accademico
2006-2007 e non a quelli iscritti negli anni antecedenti; tale diversità di trattamento
non è irragionevole, in quanto il legislatore è libero di differire gli effetti di una riforma
ed il fluire del tempo costituisce di per sé idoneo elemento di diversificazione della
disciplina, né sussiste disparità di trattamento tra i medici specializzandi iscritti presso
le Università italiane e quelli iscritti in scuole di altri paesi europei, atteso che le
situazioni giuridiche non sono comparabili, non avendo la Direttiva 93/16/CEE previsto
o imposto uniformità di disciplina e di trattamento economico, o disparità di
trattamento con i medici neoassunti che lavorano nell’ambito del SSN, non comparabili
in ragione della peculiarità del rapporto che si svolge nell’ambito della formazione
specialistica (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4449; Cass. 14 marzo 2018, n. 6355; Cass.
26 febbraio 2019, n. 5501);
3.2. inoltre, in tema di trattamento economico dei medici specializzandi, le Sezioni
Unite di questa Corte (n. 29345/2008), successivamente confermate dalle Sezioni
semplici (sentenze nn. Cass. n. 20403/2009, 11565/2011, 12624/2015, 18710/2016),
hanno statuito che l’importo della borsa di studio prevista dall’art. 6 d.Ig. 257/1991 (e
rideterminato per l’anno 1992) non è soggetto ad incremento in relazione alla
variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 1992-1993 al 2004-2005, in
applicazione di quanto disposto dall’art. 7 d.l. 384/1992 (conv. in I. 348/1992),
dall’art. 3 I. 537/1993, dall’art. 1 I. 549/1995, dall’art. 1 I. 662/1996 e dall’art. 22 I.
488/1999, nonché dalla legge n. 289/2002, in quanto il blocco degli incrementi della
suddetta borsa dovuti al tasso di inflazione si iscrive in una manovra di politica
economica riguardante la generalità degli emolumenti retributivi in senso lato erogati
dallo Stato, come anche riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenza n.
432/1997), che ha deciso la questione di costituzionalità dell’art. 1, comma 33 I.
549/1995 (Cass. 27 luglio 2017, n. 18670);
4. pertanto il ricorso deve essere rigettato, con regolazione delle spese di giudizio,
secondo il regime di soccombenza;
5. ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato come da dispositivo;
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i medici alla rifusione, in favore delle parti
controricorrenti, delle spese del giudizio, che liquida per ciascuna C 3.500,00 per
compensi professionali e in C 200,00 per esborsi, oltre rimborso per spese generali in
misura del 15 % e accessori di legge in favore dell’Università e della Regione; oltre
spese prenotate a debito in favore delle Amministrazioni Statali.
Ai sensi dell’art. 13 comma lquater del d.p.r. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1 bis, dello stesso art. 13.
Così deciso nella Adunanza camerale del 28 maggio 2019

Avv. Filomena Iervolino

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo. Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi