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Peculato d’uso

La condotta del pubblico funzionario che utilizza il telefono d’ufficoio per fini personali costituisce illecito penale?
L’art. 314 c.p. disciplina la fattispecie di peculato prevedendo due distinte ipotesi delittuose rispettivamente al comma I, peculato ordinario, e al comma II, peculato d’uso (1).
Quest’ultima ipotesi di reato, punita meno gravemente rispetto alla prima, se ne differenzia per l’elemento specializzante costituito dall’uso momentaneo della cosa, di cui il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, ha il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio.
Per uso momentaneo della cosa deve intendersi l’utilizzo temporaneo, ossia protratto per una durata che non superi il tempo di utilizzazione della cosa sottratta, sì “da comportare una sottrazione della stessa alla sua destinazione istituzionale tale da non compromettere seriamente la funzionalità della pubblica amministrazione” (Cass. sez. VI, sent. n. 4651/1997).
Secondo un primo orientamento della giurisprudenza di legittimità, il bene tutelato dalla fattispecie di peculato va ravvisato nel primario interesse alla legalità, efficienza, probità ed imparzialità dell’attività della P.A., ma altresì nel patrimonio della P.A. stessa o dei terzi che eventualmente possono risultare danneggiati dalla perpetrazione del reato (Cass. sez. VI, sent. n. 93/2009).
In virtù della natura plurioffensiva della fattispecie di cui all’art. 314 c.p., una parte della giurisprudenza sosteneva che l’eventuale mancanza di un danno patrimoniale, discendente dalla commissione del reato, non escludesse la sussistenza dello stesso, restando comunque leso l’interesse al buon andamento della P.A. (Cass. sez. VI, sent. n. 8009/1993).
Senonché, altra parte della giurisprudenza, individuando l’oggetto giuridico del delitto di peculato nella tutela del patrimonio della P.A., e facendo leva sul principio di offensività – posto che le cose prive di valore non rivestono alcun interesse per il diritto – esclude la configurabilità del reato de quo, allorché le cose oggetto di peculato siano prive di valore economico oppure abbiano un valore economico talmente esiguo che la condotta dell’agente non comporti alcuna lesione dell’integrità patrimoniale della P.A. (ex plurimis, Cass. sez. VI, sent. n. 37018/2002).
In ordine all’utilizzo di apparecchiature telefoniche di ufficio, per fini personali, da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, si sono susseguiti orientamenti contrastanti in giurisprudenza quanto alla fattispecie concretamente configurabile.
Segnatamente, secondo un primo filone interpretativo, integra il reato di peculato d’uso, ex art. 314, co. II, c.p. il comportamento del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che utilizza il telefono dell’ufficio per scopi personali, poiché il carattere momentaneo di detto uso e la restituzione immediata caratterizzano il reato in questione rispetto a quello più grave previsto dal comma I dell’art. 314 c.p. (Cass. sez. VI, sent. n. 3009/1996). Conformemente si ritiene integrata la fattispecie di cui al comma II, purché il valore economico delle telefonate “sia apprezzabile e tale, dunque, da recare un effettivo danno alla P.A.” (Cass. sez. VI, sent. n. 256/2011).
Per converso, non si configura l’illecito di peculato d’uso in assenza di un rilievo economico dell’oggetto del reato, ovvero di incidenza della condotta dell’agente sulle funzionalità dell’ufficio, come nel caso di utilizzazione sporadica per fini personali della cosa di cui si ha la disponibilità (Cass. sez. VI, sent. n. 5010/2012; Cass. sez. VI, sent. n. 42836/2013).
In senso difforme da detto orientamento, si è ipotizzata la configurabilità della fattispecie di peculato ordinario, ex art. 314, co. I, c.p. – e non già di peculato d’uso –nella condotta del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio di utilizzazione dell’utenza telefonica dell’ufficio per effettuare chiamate di interesse personale, sostanziandosi il fatto lesivo, non nell’uso dell’apparecchio telefonico in quanto dispositivo fisico, ma nell’appropriazione che con tale uso si consegue “di energie costituite da impulsi elettronici entrati a far parte del patrimonio della P.A.”, le quali non sono suscettibili di restituzione immediata dopo l’uso (Cass. sez. VI, sent. n. 25273/2006).
Secondo questo filone giurisprudenziale, tuttavia, stante che l’art. 10 del codice di comportamento dei pubblici dipendenti delle pubbliche amministrazioni prevede una deroga al generale principio di divieto dell’utenza telefonica “in casi eccezionali”,nei quali il dipendente pubblico è tenuto ad informare il dirigente dell’ufficio, ne consegue che la ricorrenza della situazione di eccezionalità, esclude la rilevanza penale della condotta la quale, semmai, può rilevare sul piano disciplinare per inadempimento dell’obbligo di informativa (Cass. sez. VI, sent. n. 3879/2000).
A dirimere il contrasto sorto in giurisprudenza, sono intervenute le Sezioni Unite statuendo che l’utilizzo da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio del telefono d’ufficio per uso personale “al di fuori dei casi di urgenza o di specifiche e legittime autorizzazioni, integra il reato di peculato d’uso se produce un danno apprezzabile al patrimonio della P.A. o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio” dovendosi ritenere penalmente irrilevante la condotta che non comporti un significativo danno economico o di funzionalità dell’ufficio (S.U. sent. n. 19054/2013).
Orbene, alla luce delle argomentazioni suesposte, la condotta del pubblico funzionario il quale utilizza il telefono d’ufficio per fini personali configurerà l’illecito penale di cui all’art. 314, co. II, c.p., esclusivamente se dalla stessa è disceso un danno apprezzabile alla P.A., in termini economici o di funzionalità dell’ufficio. Al contrario, allorché l’utilizzo del telefono per fini personali abbia avuto carattere episodico e sporadico tale da non arrecare un danno significativo alla P.A., ovvero la condotta del pubblico funzionario sia stata dettata da motivi di urgenza ed eccezionalità, la stessa non assumerà rilievo penale e, pertanto, lo stesso andrà esente da responsabilità.
Le dette conclusioni appaiono in linea non solo coi principi giurisprudenziali da ultimo espressi dalle Sezioni Unite, ma anche con lo stesso principio di offensività che caratterizza l’intero sistema penale e che esclude rilevanza penale a quelle condotte prive di idoneità offensiva rispetto alle quali non vi è un interesse dell’ordinamento giuridico alla punibilità.

Dott.ssa Carmen Quagliano

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