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Piero Calamandrei: Litigiosità

Piero Calamandrei docet: Litigiosità

Il maestro Calamandrei sa riassumere meglio di chiunque quale deve essere il ruolo dell’avvocato nel dirimere i dissidi e risolvere a monte le diatribe, evitando che degenerino.

La sua è una lezione da tenere sempre a mente.

Gli avvocati possono incidere molto sulla riduzione delle cause e anche su una soluzione pacifica dell questioni, contribuendo alla costruzione di una società, sempre più consapevole dei propri diritti e di ciò che diritto non è.

Ciò scoraggia pretese assurde, e promuove il rispetto della legalità, aumenta la fiducia nel “Diritto” stesso.

Certo, in una conciliazione nessuno vede accolta in toto la propria visione, ma i vantaggi che si ricavano da una soluzione pacifica delle vertenze sono tantissimi. I processi, anche quando sono fondati, durano troppo per portare al pieno soddisfacimento delle richieste ed aspettative.

Una giustizia lenta è una giustizia denegata.

Quindi la ricerca di una soluzione veloce, pacifica e che impedisca il logoramento definitivo dei rapporti tra le parti, è una strada da percorrere sempre come scelta di base.

Tale impostazione deve essere la base soprattutto di un avvocato civilista.

Allora non resta che condividere appieno le parole dell’Illustre Calamandrei, che come sempre illumina il cammino degli avvocati.

C’è    un  momento in cui l’avvocato civilista deve guardare la verità di faccia, con occhio spassionato di giudice: quello in cui, chiamato  dal cliente  a consigliarlo sulla opportunità  di   promuovere  una lite, ha il dovere di esaminare imparzialmente,  tenendo  conto delle  ragioni dell’eventuale  avversario, se possa giovare alla giustizia l’ opera di parzialità che gli è richiesta. Così l’avvocato, in materia civile, dev’essere il giudice istruttore dei suoi clienti: la cui utilità sociale è tanto più  grande, quanto maggiore  è il numero   di  sentenze di  non luogo  a procedere, che  si   pronunziano  nel  suo studio”.

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L’opera  più  preziosa degli avvocati civilisti è quella che essi  svolgono prima del processo, stroncando  con saggi consigli di transazione i  litigi all’inizio, e facendo tutto il possibile affinché essi non raggiungano quel parossismo  morboso  che  rende indispensabile il ricovero nella clinica giudiziaria.

Anche per gli avvocati, come per i medici: per i quali, se qualcuno dubita che l’opera loro riesca sul serio a variare il corso della malattia già dichiarata, nessuno  osa negare la grande utilità sociale della loro opera profilattica.

L’avvocato  probo dev’essere, più che il clinico, l’igienista della vita giudiziaria: e proprio per questa giornaliera opera  di disinfezione della litigiosià, che non  sale alla  pubblicità delle aule, i giudici dovrebbero  considerar  gli avvocati come  i loro collaboratori più  fidi.

Non è vero, come ho sentito dire da qualche causidico senza scrupoli, che la questione giuridica , sia di competenza dell’avvocato, e la questione morale sia di competenza del cliente.

Credo anzi che sia ufficio nobilissimo dell’avvocato proprio quello di richiamare il cliente prima alla questione di moralità che a quella di diritto: e di fargli intendere che gli articoli dei codici non sono comodi’ paraventi fabbricati per nasconder brutture”( di Piero Calamandrei, “L’elogio dei Giudici, scritto da un avvocato”).

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