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comunità solidale

Comunità solidale

E’ noto che nei periodi di festa, in particolare nelle festività natalizie, ci si riunisce in famiglia.

Spesso capita di vedere parenti che non incontri tutti i giorni,

che vedi solo una volta l’anno, sempre nello stesso periodo.

Chi non vive più nel paese d’origine, quando si reca dai propri genitori, fa il giro dei parenti, salutando zie, zii e cugini.

Si ripete una sorta di rito che non desta stupore e viene vissuto come la cosa più normale del mondo.

Invece, se si riflette un pò su queste cose, ci si rende conto del loro carattere straordinario.

Si crea in quei momenti un ponte.

Un ponte tra chi vive il quotidiano altrove, in un altro posto, con altre persone, e noi che siamo restati.

Il più delle volte non si conosce più il quotidiano di quella persona.

E spesso non gli si chiede neanche cosa fa e come vive il suo altrove.

Poi un giorno, uno dei tanti giorni di festa, al caldo di una stufa a legna, non ci si limita più alle solite frasi di circostanza, e si inizia un dialogo reale.

Questi momenti sono particolari e per certi versi spiazzanti.

E si scopre che in qualunque posto una persona vada, in qualunque luogo decida di vivere, deve poter ricreare attorno a sè una comunità solidale, una cerchia di affetti sinceri, basata sulla condivisione.

E quindi una persona che per motivi di lavoro si è dovuta trasferire altrove, diventa il punto di riferimento di tutte le persone che vivono il proprio “altrove”, in un momento particolare della propria vita.

La bimba che deve affrontare delle cure costose per curare un tumore, l’amico che ha venduto casa e non ha un posto dove andare, la ragazza che abita troppo lontano dal luogo di lavoro.

Tutti trovano un luogo caldo, accogliente, pronto ad ospitarli, a raccogliere la propria difficoltà in una forma di accoglienza solidale.

Cosa comporti la creazione di un luogo del genere può essere spiegato in un solo modo : rinuncia alla propria esistenza, e totale apertura all’altro, chiunque esso sia.

Pianificare la propria vita diventa quasi impossibile.

Tutto può cambiare per una telefonata. Qualcuno chiede aiuto, e a chi chiede, non si può dire di no.

Chi crede che il mondo in cui viviamo sia spietato e privo di umanità, non è consapevole di cosa, ciascun essere umano, può fare nel proprio piccolo.

Un essere umano può essere come una pietra lanciata in uno stagno. La pietra non crea un solo anello nel punto in cui cade, ma una miriade di anelli.

Il bene si propaga e anche più velocemente di quanto si creda.

Chi ha ricevuto aiuto nel momento del bisogno, magari non imposterà la propria vita sull’accoglienza, ma almeno una volta non si tirerà indietro, quantomeno per ricambiare quanto ha ricevuto.

E così una sola persona che imposta la propria vita sulla totale apertura verso l’altro, creerà una miriade di anelli di accoglienza, con il dono della propria esistenza.

E se tali persone si moltiplicano, il lago stesso sarà un gigantesco anello, nato da una molteplicità di sassi lanciati nel lago.

Si comprende, allora, che gli effetti del nostro comportamento non sono circoscritti al nostro mondo.

Non sono determinabili o determinati, ma possono avere conseguenze inimmaginabili ed imprevedibili.

Così come in una sera di festa,

accanto ad una stufa a legna,

una rituale visita di un parente, che vive altrove,

si trasforma in una lezione di vita cristiana.

Avv. Filomena Iervolino

 

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