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No all’Accollo del mutuo

No all'accollo del mutuo

No all’Accollo del Mutuo

 

Una pratica frequente delle Banche in caso di decesso del debitore.

In quest’articolo si vuole informare i cittadini su di una pratica molto diffusa nell’agire delle Banche.

L’unica difesa dei cittadini contro questa pratica è dire “No” all’accollo del mutuo.

Mi riferisco ad una situazione che si ripete tutte le volte in cui un debitore, che ha contratto un mutuo fondiario per l’acquisto della prima casa, o per la sua ristrutturazione, muore.

Pensiamo al caso di due coniugi, che per acquistare la loro prima casa ricorrono ad un mutuo fondiario erogato da una Banca.

Tali coniugi saranno responsabili in solido del pagamento delle rate del mutuo.

Ciascuno di essi, cioè, potrà essere chiamato dalla Banca a rispondere per l’intero debito, contratto da entrambi, salvo il regresso nei confronti dell’altro debitore.

Se uno dei coniugi muore, il pagamento del mutuo grava solo sul coniuge superstite.

La Banca, quindi perde un debitore.

La qual cosa, non è di poco conto.

Infatti, del debito contratto, il debitore risponde con tutto il proprio patrimonio, presente e futuro.

La morte del debitore significa per la Banca la perdita di tutto il patrimonio, presente e futuro, del debitore deceduto.

E quindi si traduce nella perdita di un intero patrimonio a garanzia dell’adempimento del debito contratto.

Tuttavia la Banca, in questi casi, corre subito ai ripari.

Venuta a conoscenza della morte del debitore, convoca tutti i potenziali eredi del debitore deceduto.

Inoltre, consiglia, vivamente, a questi di procedere all’accollo del mutuo del debitore deceduto.

Le insidie dietro la proposta di accollo del mutuo

Il comportamento della Banca, in caso del decesso del debitore mutuatario, è molto pragmatico.

E’ nella sostanza improntato solo ed esclusivamente a salvaguardare l’adempimento di un suo credito.

La Banca è una impresa a tutti gli effetti, e salvaguardia, unicamente, i propri interessi.

Il cittadino può difendersi solo conoscendo bene le regole del gioco ( e quindi i suoi diritti).

Prima insidia : il chiamato all’eredità non è erede.

Innanzittutto, quando vi è il decesso di una persona, non esistono “eredi” ma solo “chiamati” all’eredità.

Un erede, diventa tale, solo se accetta l’eredità della persona deceduta.

Il subingresso nell’eredità di una persona deceduta non è automatico.

Il motivo di ciò risiede nel fatto che non può imporsi ad un figlio di subentrare automaticamente nel patrimonio del genitore, che potrebbe essere pieno di debiti.

La legge vuole impedire che i debiti dei padri ricadano sui figli.

Quindi, si diventa eredi solo se si accetta l’eredità.

Questa circostanza è ben nota alle Banche.

Quando una Banca convoca i “chiamati all’eredità” del debitore deceduto, sa che tali chiamati non sono ancora eredi.

Pertanto, quando propone a questi l’accollo del mutuo, sta proponendo a persone estranee al debito del morto, di far proprio un debito che non è il loro.

La Banca chiede ai “chiamati eredi” di sostituirsi al debitore morto.

In questo modo, la Banca può contare su tutto il patrimonio, presente e futuro, dei chiamati all’eredità, che si sono accollati il mutuo.

In pratica, sostituisce al patrimonio del defunto, quello di tutti i suoi potenziali eredi.

Come impedire che ciò accada? Basta dire “No” all’accollo del mutuo.

Seconda insidia: la necessità di agire tempestivamente.

La morte di una persona cara è un momento spesso difficile da affrontare e crea uno stato di smarrimento.

Le persone in quei momenti sono poco propense ad occuparsi di problemi concreti, perchè la mente ed il cuore sono rivolte unicamente al ricordo della persona cara.

Tuttavia, è proprio nei tempi immediatamente successivi alla morte del debitore, che le Banche si attivano per tutelare il proprio credito.

Pensiamo al caso di un padre che in vita ha contratto un mutuo per l’acquisto della prima casa, ove viveva con la propria famiglia (moglie e tre figli).

Immaginiamo che, in vita, il padre di famiglia abbia già deciso di dividere parte dei propri beni, magari ricevuti in eredità, tra i propri figli.

Immaginiamo che abbia donato ad ogni figlio una casa ad eccezione della casa in cui vive acquistata con il mutuo

Il padre di famiglia muore.

I figli vivono tutti nella stessa casa con l’altro genitore.

Vivono nella casa acquistata con il mutuo dal genitore deceduto, mutuo non ancora estinto.

I figli e l’altro coniuge, residenti nella casa del genitore defunto, sono nel possesso dei suoi beni.

In questo caso, la legge stabilisce che se i “chiamati all’eredità” non agiscono entro tre mesi dalla morte del padre di famiglia, il loro patrimonio potrebbe irrimediabilmente confondersi con quello del genitore deceduto.

Ma procediamo con ordine.

Il padre di famiglia aveva già diviso in vita i beni ereditati, dai propri parenti, tra i suoi tre figli.

L’unico bene non assegnato a nessuno risulta essere la casa oggetto di mutuo.

I “chiamati” all’eredità entro tre mesi dalla morte del genitore devono procedere all’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

In pratica, se i figli del padre di famiglia vogliono impedire che la Banca si appropri anche dei beni ricevuti dal padre, quando questi era in vita, devono agire tempestivamente.

Devono cioè impedire che gli sia preclusa la possibilità di mantenere separati il proprio patrimonio da quello del padre deceduto.

Con l’accettazione con beneficio di inventario i figli dicono appunto questo.

Dichiarano di non volere che il proprio patrimonio e quello del loro genitore deceduto, diventino tutt’uno.

In questo modo, i figli non diventano debitori della Banca per un debito assunto dal proprio padre.

Il tutto va fatto entro tre mesi dalla morte del genitore.

Si impedisce alla Banca di poter agire, per soddisfare il credito nei confronti del de cuius, anche sugli immobile dei figli.

Riassumendo

I figli per difendersi dalle Banche devono procedere in tal modo :

1. dire “No” all’accollo del mutuo, se convocati dalla Banca;

2. Accettare l’eredità del genitore defunto”con beneficio di inventario” entro tre mesi dalla morte del genitore (se hanno il possesso dei suoi beni).

Agendo in tal modo, i figli (e/o il coniuge non mutuatario) non diventano debitori del mutuo del proprio genitore( e/o coniuge).

La strategia delle Banche

Le Banche, avvenuta la morte del proprio debitore mutuatario, convocano i chiamati all’eredità.

Tale convocazione avviene in genere dopo il decorso dei tre mesi dall’apertura della successione di morte.

In pratica, dopo che è spirato il termine dei tre mesi, contemplato dalla legge per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, per i chiamati in possesso dell’eredità.

La Banca sa che i “chiamati” nel possesso dei beni, non hanno accettato con beneficio di inventario.

Quindi, tali chiamati non potranno più accettare l’eredità mantenendo distinto il proprio patrimonio da quello del parente deceduto.

Se decidono di accettare, dovranno accettare tutto, compreso i debiti (c.d. accettazione pura e semplice).

Tuttavia, sebbene la Banca sia a conoscenza di ciò, vuole ugualmente mettere al sicuro il proprio credito.

Infatti, i chiamati all’eredità potrebbero comunque decidere di rifiutare l’eredità se si rendono conto che non possono più accettare solo l’attivo ( con l’accettazione con beneficio di inventario).

La rinunzia all’eredità da parte degli eredi del debitore sarebbe un danno per la Banca che potrebbe agire solo sul bene ipotecato per ottenere il pagamento del mutuo.

Per impedire quindi che il rifiuto all’eredità dei chiamati, riduca le garanzie del proprio credito, la Banca invita i chiamati ad accollarsi il mutuo, prima che gli stessi rinunzino all’eredità.

L’accollo viene prospettato come una strada naturale, quasi obbligata.

Anzi a volte tale strada appare come l’unica percorribile ai malcapitati “chiamati all’eredità”.

La morte del debitore determina a volte la perdita di un reddito in famiglia, se il de cuius lavorava ancora.

Oppure può determinare la perdita di un reddito di pensione, se il deceduto era un pensionato.

Pertanto, la vedova può non avere sufficienti risorse per continuare a pagare le rate del mutuo.

Nel periodo immediatamente successivo alla morte del proprio caro, la vedova non pensa a tali problemi concreti.

La conseguenza è che le rate del mutuo da pagare si accumulano.

La realtà si presenta alla porta quando la Banca richiede l’immediato pagamento delle rate del mutuo scadute e non pagate.

In questo caso, il povero debitore superstite (in genere la vedova) si trova in una situazione di sudditanza psicologica nei confronti della Banca.

Sa, cioè di non aver onerato un debito con la Banca, e quindi è disposta a qualunque cosa per risolvere il problema.

In questo caso la Banca si dichiara pronta ad aiutare la povera vedova.

La Banca propone alla vedova la sospensione del mutuo per consentirle di recuperare risorse che le consentano di onerare il debito (anche suo) o del marito.

La Banca prospetta alla vedova, la possibilità di mettere al sicuro i suoi figli dal debito del marito.

Suggerisce a quest’ultima di accollarsi interamente il mutuo.

Perchè ciò sia possibile, è necessario che i “chiamati” (che la Banca chiama eredi) partecipino all’atto di accollo dinnanzi al notaio, manifestando quali eredi il loro consenso all’accollo del mutuo da parte della sola madre vedova.

Attenzione ! Qui si cela l’insidia più grande.

L’accollo è sempre cumulativo e raramente liberatorio.

La proposta della Banca sembra la soluzione ideale .

La vedova, si assume da sola il pagamento del mutuo del povero marito deceduto, e, i figli accettano che la madre si accolli tale mutuo.

Tuttavia, la Banca non rivela ai “chiamati” all’eredità che l’accollo operato dalla madre non libera i potenziale eredi dal debito del proprio genitore defunto.

Infatti tale liberazione dal debito può avvenire solo se la Banca esplicitamente dichiara, nell’atto innanzi al Notaio, di liberare i figli ( o gli altri eventuali ” chiamati all’eredità”).

Ma la Banca non effettuerà in nessun caso tale dichiarazione, nè accetterà mai un accollo del genere.

Per la Banca un accollo liberatorio significherebbe rinunciare al patrimonio dei “chiamati all’eredità” a garanzia del proprio credito.

Quindi, l’accollo che la madre e i figli vanno a firmare innanzi al Notaio è un accollo cumulativo.

Che cosa comporta l’accollo cumulativo?

Se la madre non è più in grado di pagare le rate del mutuo del marito, a ciò dovranno  dovranno provvedere i figli ( o altri eventuali chiamati all’eredità).

I figli con l’accollo della madre diventano debitori della Banca, nel caso in cui la madre non sia più in grado di onorare il debito assunto.

La Banca prospettando la tutela dei figli, in realtà, carpisce il loro consenso ad un accollo cumulativo che obbliga tutti, madre e figli.

La Banca in tal modo ha sostituito al debitore deceduto altri debitori.

Debitori che rimangono tali.

Neppure la rinunzia all’eredità del padre defunto potrà più impedire l’assunzione del debito del padre.

Con l’accollo cumulativo i figli sono ormai debitori della Banca.

Come tutelarsi? In qualunque situazione si trovi il cittadino, deve sempre dire “No” all’accollo del mutuo, se vuole impedire di accollarsi un debito altrui.

Avv. Filomena Iervolino

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