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Padre Pio docet “Sei il primo e l’ultimo avvocato”

Sant'Ivone degli Avvocati

Padre Pio docet: “Sei il primo e l’ultimo avvocato”

 

Molte volte mi sono chiesta perché gli avvocati hanno una fama non sempre benevola. Gli avvocati investono molto entusiasmo ed impegno nel loro lavoro, che li segue ovunque. Un avvocato non cessa mai di essere tale.

Tuttavia, questo sempre interrogarsi sul come, sul perché, sul fondamento giuridico delle cose, ci fa perdere di vista che, non ogni cosa può avere un fondamento giuridico e, che, forse, questa deformazione professionale, vada abbandonata, certe volte o almeno in certi luoghi. Da qui il Padre Pio docet.

Dedico a tutti gli avvocati questo brano tratto dal Libro “Padre Pio racconta e dice” scritto da Alessandro da Ripabottoni, che mi ha molto divertito.

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“Ivone, più noto col nome di Ivo, è un santo conosciuto soprattutto in Francia e particolarmente in Bretagna.

Figlio di un modesto gentiluomo, nacque nel castello di Le Minihy presso Trèguier il 17 ottobre 1235 (o 1253).

A quattordici anni partì per Parigi e nei dieci anni di permanenza in questa città certamente studiò anche teologia e forse vi incontrò san Bonaventura; di certo scoprì il francescanesimo, dal quale resterà profondamente impressionato ed influenzato.

Nel 1277 frequentò ad Orleans la scuola del diritto, particolarmente fiorente in quella università.

Giovanissimo, fu nominato ufficiale vescovile, funzione di grandissimo prestigio; e svolse il suo ministero con molta efficienza ed unzione, lasciando un ottimo ricordo.

Dopo pochi anni fu ordinato sacerdote, pare con qualche influenza, forse sull’esempio di san Francesco, alla cui figura ed ai cui insegnamenti andava sempre più profondamente ispirando la sua vita.

Il suo ministero di giudice fu luminoso di carità, dedizione, zelo per la giustizia, attaccamento al dovere ed impegno di pacificazione.

A seguito, forse delle riforme introdotte dal secondo concilio di Lione (1274), che aveva proclamato la priorità dell’apostolato parrocchiale, Ivo accettò la cura di anime di una piccolissima parrocchia e per anni abbinò all’attività di magistrato quella di parroco.

Nel 1292 Ivo è parroco a tempo pieno, scelta che comportò l’abbandono della funzione di “ufficiale vescovile”.

Nella storia appare evidente il cammino faticoso della giustizia, la quale “claudo pede incedit” (zoppica). A l tempo di sant’Ivone “i nobili facevano giustizia da sè”;  i processi venivano sostituiti dai duelli, una forma di far giustizia:” ragione e torto venivano riposti sulla punta della spada e chi soccombeva perdeva ad un tempo la causa e la vita”.

I”ricchi”, invece, in quel tempo, “facevano la giustizia per sè” a proprio vantaggio.

I poveri, da parte loro, dovevano subirla. Sant’Ivone rovescia radicalmente tale posizione. Indossa la toga dell’avvocato per difendere i poveri dalle ingiustizie e dai soprusi dei ricchi :”inaugura una carità nuova, che aiuta a vincere l’ingiustizia nell’aula della giustizia e non più a sopportarla in vista del premio eterno”. Diventa l’avvocato difensore  dei poveri; un “inedito assoluto”: la figura dell’avvocato dei poveri come simbolo  della carità verso il prossimo.

La straordinaria novità di sant’Ivone è stata quella di aver dato voce nei tribunali alla domanda di giustizia, di chi non aveva mai avuto ascolto nei processi, proprio perché era da sempre senza voce.

Ma per essere Santi, non bastava non essere ladri, come maliziosamente giudica una terzina latina gli avvocati del tempo di Ivo:

Sanctus Yvo era Brito,

Advocatus et non latro,

Res miranda populo.

Sant’Ivo era Bretone,

avvocato non ladro,

cosa meravigliosa per tutti.

Quello che fa di sant’Ivo un Santo non è tanto la sua doverosa onestà quanto la sua luminosa carità.

Morì il 19 maggio 1303. La sua canonizzazione fu proclamata da Clemente VI  il 19 maggio 1347.

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Necessaria e doverosa premessa per sbrogliare un caso così clamoroso, in cui sono implicati personaggi e luoghi di eccezione: il Paradiso, san Pietro e l’avvocato Ivo.

Il Paradiso è il Paradiso, san Pietro è san Pietro, ma questo avvocato di nome Ivo o Ivone, che intenta un processo al povero sa Pietro, accusato di usurpazione di diritti, chi è ? Giusta curiosità, che giustifica la premessa sul personaggio che difende i diritti conculcati da chi e dove dovrebbe regnare giustizia e concordia perfetta.

E qui entra in scena Padre Pio, ricamando da par suo sulla scaltrezza giuridica di Ivone e sullo stato angoscioso di san Pietro, in pericolo di perdere il posto di portinaio del Cielo.

Rivolgendosi al gruppetto di amici, Padre Pio pone loro una domanda:”Sapete perché sant’Ivone è l’unico avvocato che sia entrato in Paradiso? Ora ve lo dico io”.

Da quando san Pietro teneva le chiavi del Paradiso, non gli era mai successo di aprire la porta per far entrare un avvocato.

Dopo tanti e tanti secoli, una volta entrò in Paradiso un avvocato di nome Ivone, senza imbrogli e neppure per sbaglio; era un santo avvocato, ma però… sempre avvocato!

Sant’Ivone, dunque, stava da un pò di tempo in Paradiso e non aveva ancora pensato a sollevare nessuna questione di diritto o di fatto, quando un giorno, osservando il gran lavoro di san Pietro in porteria, cominciò a domandarsi con quale diritto san Pietro esercitasse il privilegio delle Sante Chiavi: il primo apostolo non è… vergine neppure… non è dottore … non è giurista… non è neppure il più simpatico degli Apostoli … Eppoi, eppoi ha tradito il Maestro…

Sant’Ivone comincia a sussurrare queste sue considerazioni fra la corte celeste. Si formano dei crocicchi, si discute, si trova che le eccezioni di sant’Ivone sono molto chiare e ragionevoli: “Io capirei san Giovanni a quel posto…vergine e prediletto…ma questo privilegio di san Pietro non ha alcuna base giuridica…”.

Da allora san Pietro cominciò a notare degli sguardi malevoli, della gente che scantonava e lo sfuggiva…Oh, caspita, che sarà mai?

Finalmente qualcuno gli parla chiaro…

San Pietro s’impressiona e si mette scrupolo.

Breve: la cosa viene alle orecchie dell’Eterno Padre il quale fa chiamare l’avvocato…e la sua vittima.

Sant’Ivone, invitato a parlare, incomincia la sua arringa. Enumera i meriti… che mancano a san Pietro, ne tratta vigorosamente i difetti…dimostra come egli giuridicamente non abbia diritto alle Sacre Chiavi…,e, per contrasto, rileva la purezza angelica, la devozione fino al Golgota dell’apostolo Giobanni, l’apostolo dell’amore…

Un mormorio favorevole si sente nella corte celeste.

L’eterno Padre, con visibili cenni del capo, mostra di approvare.

San Pietro si lascia cadere le Chiavi di mano.

“Ivone, hai finito?”- domanda l’Eterno Padre.

“O Altissimo, mi pare di aver dimostrato…”

“Sì, mi caro Ivone, hai dimostrato… e tutto quello che hai detto sembra giusto ed appropriato…però: quello che mio Figlio ha fatto, ha fatto ed è ben fatto”.

E calcandosi in capo lo zucchetto chiuse la seduta.

San Pietro gongolante e riverito dai Celesti si ripiglia le Chiavi; si avvicina ad Ivone che sta per battersela e gli dice: “Senti, tu sei entrato e prosit. Ma ti assicuro io che sei il primo e l’ultimo avvocato che ha messo piede in Paradiso”.

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Padre Pio docet

A Napoli, dedicata al protettore degli avvocatiSant’Ivone Hélory, si trova in Via Santissimi Apostoli, la chiesa Sant’Ivone degli Avvocati . Come il Santo di cui porta il nome , la chiesa si occupava di opere di carità, principalmente di beneficenza e lo testimoniano dei decreti borbonici risalenti al 9 settembre 1800 e al 1 settembre 1802.

 

 

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