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La legge sull’affido condiviso

La legge sull’affido condiviso.

La sua corretta applicazione

 

Per lungo tempo la legge sull’affido condiviso, ha trovato un’ applicazione, solo formale, nei Tribunali.

Pertanto, le aspettative della riduzione della conflittualità tra gli ex coniugi, delle discussioni sul-      l’ assegno di mantenimento, sono state ampiamente deluse.

In realtà, il mancato successo della legge nelle aule dei Tribunali, è in gran parte da attribuire alla mancanza di effettiva conoscenza da parte dei genitori dei loro diritti, e soprattutto, dei loro doveri.

Il ruolo dell’avvocato.

 

Quindi, una grande responsabilità deve essere riconosciuta agli avvocati, che costituiscono il primo contatto del genitore separando con un esperto in diritto di famiglia.

Ebbene, è compito specifico del legale, che viene contattato, quello di informare adeguatamente il cliente (padre o madre che sia).

Il cliente dovrebbe concentrare l’attenzione più sul tempo da dedicare ai figli, che, su chi dovrebbe pagare per il sostentamento della prole.

Il ruolo della magistratura.

 

La formula del mantenimento diretto, da parte di ciascun genitore,potrebbe essere la soluzione di molti rapporti conflittuali tra ex gli coniugi.

Ciascun coniuge potrebbe riprogettare la propria vita in funzione del tempo da dedicare ai figli, in compenso godendo del privilegio di essere presente nel percorso di crescita del figlio.

Il vantaggio?

Evitare disquisizioni con l’ex coniuge in ordine all’ entità dell’assegno di mantenimento, con la possibilità di provvedere direttamente alla prole.

I padri, dovrebbero chiedere un affido condiviso effettivo, basato su una concreta ed concreta distribuzione equitativa del tempo, da trascorrere con i propri figli.

Le madri, ponendo da parte il desiderio di potere sui figli, o la voglia di rivalsa, dovrebbero consentire il rapporto dei figli con il padre.

Se si operasse in tal modo, tutti trarrebbero giovamento, una volta stabilito un nuovo equilibrio, ma soprattutto i figli avrebbero di nuovo due genitori a tempo pieno.

Quando questo modo di pensare costituirà la regola e non l’eccezione, forse non saremo più costretti a salutare come una novità sentenze, come quella del Tribunale di Ravenna.

Tale Tribunale ha consentito ai coniugi la formula del mantenimento diretto della prole, fondato sull’ alternanza dei genitori nella gestione dei figli.

Nel collocamento alternato del minore, i genitori provvedono personalmente al mantenimento del figlio, nei periodi di rispettiva permanenza.

Quindi, è fondamentale affinchè il mantenimento diretto possa diventare la regola, proporre alla magistratura domande, delle parti, in tal senso.

In applicazione del principio dispositivo, la magistratura si uniformerà alle richieste delle parti.

In realtà, l’insuccesso di tale formula trova la sua giustificazione proprio nell’assenza di specifiche domande delle parti.

Mutamento di cultura e di costumi

 

Il mantenimento diretto della prole dovrebbe essere richiesto dalle parti in Tribunale.

E’ necessario che vi sia un cambiamento di cultura, a fronte di un evidente cambiamento di costumi.

La donna è sempre più una donna che lavora e sempre meno casalinga.

Se vi fosse un cambiamento culturale, provvedimenti come quelli del   “Tribunale di Ravenna, Ordinanza 21/01/2015” non costituirebbero più una novità.

Avv. Filomena Iervolino

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