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Servizio immigrati

servizio immigrati

Servizio immigrati

Il diritto di conoscere i propri diritti

E’ noto che l’immigrazione nel nostro paese ha raggiunto proporzioni mai conosciute prima. Pertanto è sembrato un obbligo predisporre un servizio immigrati in grado di fornire tutte le informazioni per porre in condizione i migranti di conoscere i propri diritti a tutela di se stessi e della propria famiglia.

Il grado di civiltà di un paese si misura sulla capacità di offrire alla gente che vive sul suo territorio una esistenza dignitosa e rispettosa delle proprie esigenze.

Non c’è dignità senza l’adeguata valorizzazione della persona umana, e l’adeguata valorizzazione degli esseri umani non può che passare dal riconoscimento di un ruolo, di un posto, di una funzione nell’assetto sociale.

Partire dalla conoscenza dei propri diritti è fondamentale .

Per questo motivo verranno sinteticamente illustrati i diritti delle diverse categorie di immigrati che intendano soggiornare sul territorio italiano o in altro paese europeo.

Verranno indicate le diverse categorie di soggetti che potranno accedere alla protezione internazionale al fine di ottenere l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato, il permesso per protezione sussidiaria, il permesso per profili umanitari e tutte le condizioni richieste per i diversi status indicati, i requisiti per presentare la relativa domanda, e i presupposti per la concessione dei benefici e/o diritti relativi ad ognuna .

Il contenuto delle sintetiche schede informative sarà riprodotto anche in lingua inglese per consentire la conoscenza anche a quegli immigrati ( e sono la maggioranza) che non conoscano la lingua italia.

In realtà l’idea è di realizzare nel lungo periodo un progetto di integrazione dei migranti. Gli esseri umani si spostano di continuo da un luogo all’altro del pianeta, e tale fenomeno migratorio deve essere vissuto con serenità e affrontato con serietà.

Ogni essere umano è un universo meraviglioso da scoprire e la sua presenza aumenta l’umanità di ognuno. E’ una ricchezza e non va vissuto come un pericolo. Abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri.

Tante sono le risorse di cui sono portatori i migranti e tante opportunità ci vengono offerte per accogliere questo fenomeno migratorio come una occasione da non perdere . Una occasione di crescita collettiva ed individuale.

Avv. Filomena Iervolino

 

2 Commenti

  1. Antonio Coppola

    Filomena, apprezzo molto quello che dichiari ma permettimi una ulteriore riflessione che nasce dalla mia esperienza :non è sempre facile inquadrare il fenomeno in misura abbastanza ampia per capirlo per quello che è esattamente. Come in tutte le cose della vita affidarsi alla retorica non risolve nulla. I sentimenti che suscitano questi eventi sono tantissimi e tutti da considerare bene. Nel senso che non basta chiedere :tu vuoi bene alla mamma? e chiuderla li. È ovvio che tutti vogliono bene alla mamma, ma è pure vero che, a volte, la mamma da “fastidio”.
    E così è il fenomeno dei migranti. È evidente che tutti lo viviamo come “necessario” ed “incontrovertibile” un tale fenomeno ma non tutti lo “gradiamo”. E non per questo possiamo far finta che il problema non esista. A mio modesto avviso vanno compresi ed educati gli uni e gli altri. E questo non è facile. La così detta “tutela legale” piuttosto che la “inclusione nel tessuto sociale” dovrebbe essere fatta per entrambi, richiedenti asilo e concedente asilo, a tutti i livelli, partendo dalle famigli, le scuole, le parrocchie tanto per cominciare.
    Una sola cosa è certa : il fenomeno durerà tantissimi anni ancora e la società che ne verrà fuori sarà completamente diversa da quella odierna. Con affetto

    1. monica (Autore Post)

      Ciao Antonio,
      sono perfettamente d’accordo con te. Purtroppo esiste l’ideale e la realtà. L’ideale ti induce a credere che tutti gli uomini possono, se vogliono, trovare un punto di incontro, cercare le cose che uniscono piuttosto che le cose che dividono. Tuttavia la realtà è altro. La realtà è prendere atto che non tutti gli ideali sono realizzabili, e che non tutte le diversità conciliabili, se non c’è un concreto impegno in tal senso, da parte non solo di chi accoglie, ma anche di chi viene accolto. Quindi l’accoglienza non può essere senza limiti, e non può essere ad ogni costo.
      Accogliere significa insegnare il rispetto delle regole della società in cui si entra, come si insegnano le regole a chi viene ospitato in una casa.
      La materia è complessa ed in Italia il fenomeno è stato gestito in maniera scomposta e non organizzata.
      Per riprendere l’esempio della mamma, se per assistere la mamma malata ci improvvisiamo infermieri, senza esserlo, possiamo ucciderla, pur volendole bene;
      Se la viviamo con fastidio senza farci aiutare a gestire il nostro fastidio, finiamo per odiarla e il nostro odio peggiora solo la situazione.
      Se creiamo una organizzazione in grado di gestire il fenomeno, avvalendoci degli aiuti che riducono il pericolo che la mamma ci dia fastidio, alleviando i suoi lamenti, curando le sue ferite, ed educando la mamma a vivere bene la sua situazione, facendole comprendere che se si sottopone alle cure che le offriamo, starà meglio lei, e farà stare meglio anche noi, forse tutto cambierà in meglio. Gli stranieri che vengono in Italia possono imparare molto, possono rispettare le nostre le regole, ma qualcuno deve porli in condizione di impararle. Gli stranieri devono essere formati, devono essere educati al rispetto delle regole della nostra società e ciò non può essere fatto senza impegno continuo, avvalendosi di un sistema organizzato che lì formi e consenta l’avvio di un processo di integrazione. Esiste un vivere sociale ed un intimo pensiero. Non tutti abbiamo lo stesso pensiero, non tutti vogliamo le stesse cose, non tutti amiamo lo stesso Dio, ma dobbiamo rispettare le regole del vivere sociale, questa è la condizione minima per la sopravvivenza di una società. Quindi ritengo che se la nostra società e il nostro sistema di vita vuole sopravvivere deve insegnare a chi non lo conosce le nostre regole. Poi tra il dire ed il fare …. ma tutti i cittadini sono chiamati a tale impegno e tutti possono dare il loro contributo, siamo tutti nella stessa barca, e far finta che il buco non ci sia, non impedirà che la barca affondi.

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